News
‘Tempesta madre’, navigando tra le onde della vita nelle pagine di Gianni Solla

di Federica Flocco

NAPOLI – La dolenza mi dorme accanto, infiltrata nelle pagine di ‘Tempesta madre’, l’ultimo romanzo di Gianni Solla, da settimane sul mio comodino. Lo leggo lentamente imitando una ventilazione meccanica controllata. Parole/contrizioni, emozioni/desolazioni, percezioni/suggestioni, entrano ed escono passando per il mio apparato anatomico, quello stesso che Jacopo, il protagonista, conosce a menadito, come fossero i nomi dei supereroi.

Un libro come un ciclo vitale invertito, mentre riconosco un bambino adulto e un adulto bambino, definire la vita di dentro meglio della vita di fuori. Senza sognare, semplicemente rappresentandola con la sua scrittura, frasi, poesie, racconti, e tutto di là dal desiderio. Un viaggio d’introspezione camuffato da romanzo. Parole precise. Immagini nitide. Una scrittura esemplare senza nulla di superfluo. Tutto scandito, frasi brevi. Punti. E mi accorgo, piano piano che la trama non è null’altro che un accessorio. Non voglio sapere cosa accadrà, ma ciò che Jacopo sente, quello che ascolta, ciò che gli fa male, ciò che potrebbe servire a farlo sorridere. Perché Jacopo non segue canoni, l’autore non glielo consente e così ciò che accadrebbe a un qualsiasi essere umano della sua età, non accade a lui.

Una madre tempesta, una vita con le orecchie chiuse dall’ovatta della diversità, perennemente prono davanti al destino anche quando potrebbe essere felice. Solo con se stesso e mai tra simili, bambino con il disagio di essere in più e, non in meno. Troppo bravo, troppo erudito, troppo sensibile, troppo sentimentale. Nasce già grande, la vita al contrario, ha l’esperienza di un vecchio e il corpo di un ragazzino. Come sarebbe bello, canta Cristicchi e, invece, per Jacopo è una maledizione. La sua mamma, quella che per tutto il racconto chiamerà la segretaria, non conosce che le inversioni. A carnevale lo veste da Hitler, gli fa leggere Majakovskij. Però è bella come il sole, ma strana, anche lei con il marchio infamante della non omologazione.

Lui e la mamma e tutto il mondo fuori, quanto sarebbe bello, e invece c’è la scuola, c’è l’orribile rione delle mosche dove vanno ad abitare occupando un appartamento abusivo, c’è il lavoro da macellaio del padre che squarta animali interi e che contagia con il suo odore. Jacopo che il padre lo ha, eppure è senza padre, allontanato perché insieme è solo litigi e follia, aggancia, tuttavia, in quest’uomo il suono della parola “bene”, parola detta e dimostrata forse, senza pretesa come natura esigerebbe. E poi c’è Jacopo grande, che diventa meno e non in più.

La vita al contrario che mai diventa bella, che digrada lentamente verso l’età dell’innocenza dove è la madre a diventare bambina. Sarà quello e altro ancora a cambiare il registro di una vita che sembra definita, e non l’inversione dell’ordine dei fattori. L’uomo sarà riportato nella giusta prospettiva di crescita. E, finalmente, sarà quella definitiva.

Tempesta madre
di Gianni Solla
Einaudi
pag.216 – 16,00 €

CONDIVIDI L’ ARTICOLO
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
  • Articoli correlati

    Ultime notizie