Privacy Policy A Cantalupo Sacrum 2 - Visioni plastiche contemporanee a cura di Maurizio Vitiello - Sud Notizie
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A Cantalupo Sacrum 2 – Visioni plastiche contemporanee a cura di Maurizio Vitiello

CANTALUPO nel SANNIO (Is) – Sabato 30 Luglio 2022, alle ore 18.30, all’interno della Chiesa Madre del Santissimo Salvatore, Piazza Michele Pietravalle, in Cantalupo nel Sannio (IS), sarà inaugurata la mostra, curata dal sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello, intitolata “SACRUM 2 – Visioni Plastiche Contemporanee”, con opere dei seguenti otto artisti Beatríz Cárdenas, Maria Pia Daidone, Lucia Di Miceli, Roberto Franchitti, Vincenzo Mascia, Caima Nesci, Aurelio Talpa, Valter Vari.
Catalogo in distribuzione.

La mostra resterà aperta sino domenica a Domenica 7 Agosto 2022; orario: 10:00 – 12:00 / 17:00 – 19:00.

La mostra “SACRUM 2 – Visioni Plastiche Contemporanee”, a cura di Maurizio Vitiello, vede insieme artisti di alta qualità di diverse regioni italiane, e non solo, ampiamente conosciuti e riconosciuti, che presentano opere in cui riflettono la sensibilità spirituale delle loro ricerche effettuate nei diversi codici linguistici sui temi del sacro, grazie allo studio dei vari segmenti opportunamente esaminati, approfonditi e analizzati.

Apertura Lavori; Lorenzo Orrino, coordinatore evento-mostra.

Saluti; Don José López, Parroco; Achille Caranci, Sindaco di Cantalupo nel Sannio; Salvatore Micone, Presidente del Consiglio Regionale del Molise; Vincenzo Cotugno, Assessore alla Cultura e al Turismo della Regione Molise; Isabella Astorri, Presidente della Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali, Sezione del Molise; Lucia Farrace, Presidente Associazione “Pro Loco Fiorente” – Cantalupo nel Sannio (IS).

Interventi: Mimmo Condurro, Presidente del Dipartimento Campania – Associazione Nazionale Sociologi; Pino Cotarelli, giornalista pubblicista, critico teatrale, redattore di Proscenio, Teatrocult News, Linguaggi Cult, Comunicazioni News, direttore responsabile del giornale Le Sociologie; Sergio Mantile, Segretario del Dipartimento Campania – Associazione Nazionale Sociologi; Marisa Rizzato, scenografa.

Modera: Maurizio Vitiello, sociologo, scrittore, critico d’arte contemporanea, curatore indipendente, docente Società Unmanitaria-Fondazione Humaniter – NA, Eurios – NA, UNITRE/Vomero-NA, Libera Università di Castel Sant’Elmo – NA, Vice-Presidente del Dipartimento Campania – Associazione Nazionale Sociologi.

La prima mostra realizzata, nel 2019, a Cantalupo nel Sannio, allestita alla Chiesa Madre del Santissimo Salvatore in Cantalupo nel Sannio (IS), intitolata “SACRUM – Visioni Plastiche Contemporanee” vedeva insieme i seguenti artisti: Beatríz Cárdenas, Giuseppe Cotroneo, Maria Pia Daidone, Vittorio Fumasi, Franco Iuliano, Donato Izzo, Mario Lanzione, Vincenzo Mascia, Giuseppe Panariello, Francesco Peluso, Myriam Risola, Antonio Salzano, Matteo Sarro, Valeria Vitulli.

Dopo lo sviluppo pandemico manifestatosi con il Covid 19 con tutte le sue molteplici varianti e sotto-varianti ha significato una pausa forzata.

Oggi, però, si dà giusto seguito con “SACRUM 2 – Visioni Plastiche Contemporanee” a una rassegna sulla scultura, a cui partecipano artisti molisani, di altre regioni italiane e una presenza internazionale: Beatriz Cardenas, Maria Pia Daidone, Lucia Di Miceli, Roberto Franchitti, Vincenzo Mascia, Caima Nesci, Aurelio Talpa, Valter Vari.

“Questa rassegna – spiega Vitiello – vede insieme artisti di alta qualità, ampiamente conosciuti e riconosciuti, che presentano opere significative nelle quali si riflettono sensibilità spirituali. Le loro ricerche, effettuate nei solchi di diversi codici linguistici, sui temi del sacro, grazie allo studio di vari segmenti, opportunamente esaminati, approfonditi e analizzati, si potranno leggere in un meeting espositivo di livello. Per fortuna, gli operatori del segmento visivo stanno ricominciando a rivedersi e a produrre per delle motivate rassegne”.

“Nella coerenza del loro dettato produttivo – aggiunge il curatore – mostrano lavori dal profilo alto e si potranno, quindi, collazionare i linguaggi considerati. Gli artisti contattati sono da tempo sulla scena viva dell’arte ed emerge la qualità negli stili diversi adottati. Vuol essere, fondamentalmente, una conversazione tra linguaggi dialettici, illuminati da una rara partecipazione emotiva e da sintassi ben strutturate, da consapevolezze esecutive e da ben calcolati equilibri; da quest’insieme emergono qualificate verifiche. Ogni autore è un consapevole erede delle trasformazioni epocali, nonché artefice di elaborazioni, che seguono il nostro tempo, ben vagliando teorie visive e versioni personalissime”.

Nonostante la scia dell’onda pandemica, dovuta al Covid-19 con tutte le sue plurime varianti, da Delta a Omicron 1, 2 e 3 e oltre, e della conseguenziale “follia” della guerra Ucraina-Russia, pagina nerissima di un deprimente “cahier de doléances”, vero “punctum dolens” del nostro contemporaneo, si ritorna alle esposizioni e a mettersi in discussione.

“Gli artisti quali “cercatori d’anima” coi propri “cahiers de voyages” – conclude Maurizio Vitiello – si organizzano e si coordinano per offrire un contributo, un nuovo “focus” per delineare un nuovo “status” dell’arte. I codici linguistici presenti, diversi tra di loro, ci fanno riflettere e ci permettono di comprendere tutte le dinamiche, che sostanziano la misura tensiva contemporanea delle arti visive. Ogni “tranche de vie” di un artista produce e si ribalta in una “tranche visuelle”, e in questo catalogo si racchiudono “chances visuelles” utili a formare un “cahier d’esprit”.

Beatríz Cárdenas riesce a classificare con meticolose redazioni accentuate astrazioni e continua nel suo percorso geometrico-spaziale sino a rendere cromie in “farfalle di luce” e tagli in contrappunti di resilienze estetiche, che connettono dispositivi bilanciati tra àncora e ala. Le linee geometriche predominanti vivono estensioni logico-temporali armonizzate, amalgamate, connesse con un avvincente studio analitico e, così, trattando nuove formulazioni espressive, tempera temi geometrici innestando motivazioni ludiche. Con particolare attenzione misura coordinate di sapore astratto e concretizza modelli di magia per una selezione immersiva in cui, istantaneamente, motiva obiettivi sensibili e gli elementi plastici rendono rivisitazioni vicine a correnti di fondamentali esperienze. Il percorso estetico dell’artista vuole combinare strutturazioni sinergiche e cromatismi energetici per arrivare a potenziare profili di tagli vigorosamente utili.

Maria Pia Daidone opera per sintesi estreme dando vita a una sintesi materica fattuale, che non ha nulla a che vedere con una sintesi materica virtuale e quest’innovazione seriale distingue la sua produzione, che sviluppa, tra Londra, Napoli e Cantalupo nel Sannio (IS). Intende sottolineare corpo e colori in un insieme fattivo e per ripartire sostanza e movimento e determinare trasparenze e motivazioni, d’impeccabile preziosità semantica, nonché filigrane emotive, d’indiscussa valenza, che agitano onde intime e incapsulano vertigini. Nelle sicure e flessuose aggettazioni plastiche, motivate da rimbalzi emotivi e contraddistinte da ritagli di rame, riesce a compulsare onde e traiettorie, nonché motivi di libertà e di amore verso la natura. In una conseguenziale logica di approfondimento le sue creazioni plastiche vibrano di sentimenti rivolti a sollecitare estroflessioni consapevoli per attivare coscienti realtà di tutela dell’essenza umana.

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Lucia Di Miceli con visioni sintetiche impagina riflessioni attente e di valori. Con un registro immersivo e con l’abilità di un linguaggio diretto e nutrito per corroborare una linfa vitale e destinare scansioni temporali per presentare un’unione tra conoscenza e comprensione. Le sue impronte plastiche si rialzano in icastiche inquadrature e si confrontano in un’operatività progettuale. In una relazione stretta tra colore, energia svettante e sperimentazione cromatica potenzia una disciplina di percorso. In un taglio di prospettive sottolinea una progettazione visuale seria e composta. Con orientamento disciplinato spinge sentieri di sviluppi, mentre con esperienza e duttilità trasferisce controllate comunicazioni. Le sue composizioni ci trasportano in un immaginario astratto, musicalmente variato, con accenti segnici, forti ed evidenti, nonché coltivato da precisi contrassegni e da una pluralità di interconnessioni dedicate e passaggi singolarissimi, di risvolto abbreviativo.

Roberto Franchitti è uno scultore che in attestazioni memoriali riesce a rendere esplicitazioni franche e sincere. In una formazione composita e giustamente elaborata, per vie sintetiche, approva addendi sinergici. Nella sua costellazione immaginativa si snodano teorie particolarissime di gemmazioni minute e filiazioni di aperture, di fraseggi agiti e di congetture modulari espanse. In un dispositivo di immediate evidenze, di calcolate abbreviazioni e di dinamiche logiche segniche tutto si dispone per arrivare a un equilibrio spaziale e di caratteri per profilare un modulato repertorio, creato giorno dopo giorno, quasi a dimensionare carature di polivalenti simboli, segni e segnacoli. In un gioco sottile di rimandi e rilanci alcuni motivi esatti in formule certe e colori ripartiti, che rimbalzano in un evoluto piano ritmico e di cadenzato equilibrio, dettano proiezioni ben partendo da un felice e corposo sentimento. Le sue indicazioni plastiche si orientano in attendibili e magistrali formazioni.

Vincenzo Mascia vive e lavora a Santa Croce di Magliano, in provincia di Campobasso, e ha preferito il codice “madi”, che ha coinciso con la sua evoluzione artistica. Il “madi” continua il ventaglio di prerogative dell’astrattismo, proponendo l’opera cinetica e il quadro esagonato, e non raccoglie, perché volutamente elimina, ogni ingerenza dai fenomeni di espressione, rappresentazione, significazione. Ma le esperienze “madi”, vivificate da varie generazioni di artisti, avvertono i cambi e le flessibilità del tempo e possiamo considerare accettabili nuove formulazioni, che prospettano un “post-madi” e, addirittura, un “alter-madi”. Le nuove aggettivazioni, inedite, inusuali, inconsuete, attivano una costante metodologia di ricerca per un collegamento tra arte e architettura, tra arte e design. In conclusione, l’artista prende in considerazione la spazialità legata al supporto, che gli permette di condurre alla creazione di lavori i cui elementi risultano indipendenti e componibili.

Caima Nesci, da giovane operatore, rivolge nelle sue figurazioni immaginative e nelle riproduzioni plastiche il suo senso del mondo e del divenire. Potremmo dire che in questo momento storico orienta e indirizzai inquadrature interessanti che vanno al di là della fase iconica, perché oltre a rappresentare la realtà, intende individuarla, denotarla, connotarla e per tentare di collocarla in categorie selettive e di valenza simbolica. Con intense significazioni, in una dimensione spesso reinventata, è capace, comunque e sempre, di restituire informazioni e connessioni. I suoi processi artistici si muovono su binari diversi che preludono inequivocabilmente a valori veri, assoluti, compiuti. Entra nei meandri più reconditi dell’oggetto per procedere a una esplorazione di un mondo. Con carattere caparbio insegue e percepisce i caratteri del reale e propone azioni di giochi acuti di riflessione. E continuando in studi motivati ne contorna le affidabilità semantiche.

Aurelio Talpa nella sua continua ricerca nel laboratorio-studio combina aggregazioni estreme. L’artista oplontino è sempre teso a restituire alla materia una forza radicale e presenta una perfetta sintonia del senso profondo della vita. Con esplorazioni materiche innesta colori e determina forme e volumi, sino ad accogliere elementi prospettici per un’analisi. In un’organizzazione curata e con gesto artistico precisa connotazioni fisiche percettibili, d’evidente concretezza per rendere visibile una giusta interiorità determinata da una coscienza tattile. Con avveduta scioltezza lavora la materia e arriva a sviluppare progetti comunicativi d’impatto e consistenza mediatica. Alterna motivi su motivi sino a calcare determinazioni contestuali, che avvalorino frequenze reali. In una teoria di libertà adotta indici di supporto spirituale per sottolineare forza vitale e valori simbolici. Con le facoltà elaborative delinea formulazioni e significazioni metaforiche e d’opinione.

Valter Vari, da fine architetto e artista, procede a investigare su luoghi e circostanze visive. Riesce a focalizzare attenzioni massime e a riscoprire oggetti particolari, quasi destinati all’oblio. Non manca di senso pratico, per la verità. L’occhio d’architetto lo aiuta a bilanciare in equilibri serrati proposte visive quanto novità consistenti. In una vertigine di respiro pianifica e regola stesure cadenzate, efficaci. Per Valter Vari è sempre necessario qualificare una ricerca e una produzione attenta. Rimandi materici, linee geometriche, ritagliate corposità diventano forma e consistente sapienza. Il gesto dell’artista in commistioni stilistiche d’indiscusso effetto percettivo saldano gli spazi rappresentativi in scenari dialettici profondi. Di fronte alle opere di Valter Vari si è sollecitati ad afferrare pensieri affabulanti e fremiti energetici. Modula il suo battito sulla percezione dei sensi. Gli scenari conoscitivi seguono modelli di riferimento per navigare su rotte del pensiero, tese alla ricerca memoriale del fantastico.

 

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