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Alla Domus Ars ‘Il buio della zattera’, sul naufragio che ispirò Géricault

NAPOLI – Il dipinto di una zattera alla deriva diventa, simbolicamente, l’affresco di una umanità perduta, ferita, crocifissa. Uno spettacolo politico e non politicizzato, in cui convivono le esigenze primarie e le possibilità sociali di una comunità, il cui cardine è il riconoscimento dei diritti fondamentali. La fame e la sete anzitutto, e, per conseguenza, le intelligenze e le occasioni di incidere nella storia. Attraverso la voce e il corpo delle attrici Imma Villa e Silvia Ajelli, cui si affiancano le musiche di J. S. Bach, J. M. Beyer, G.Ligeti, G. Lorussoe R. Quindici, senza rinunciare ai suoni del mare. Il copione, firmato e diretto da Rosario Diana, porta in scena il quadro realizzato da Théodore Géricault tra il 1818 e il 1819, esposto a Parigi al Museo del Louvre. Egoismo|altruismo, sapere|potere, panico|speranza sono i concetti-canone che illuminano la drammaturgia, che rende i protagonisti di questo testo, “disperati in balia delle onde”, emblema di una riflessione sulla sopravvivenza e sulla supremazia di pochi sui tanti.

“Dopo la prima Trilogia sulla questione filosofica del riconoscimento – spiega Rosario Diana (primo ricercatore di filosofia all’Ispf-Cnr) – ho voluto costruire la Trilogia degli Esclusi. Il buio sulla zattera è il primo movimento e recupera un lavoro del 2016, qui adattato per due voci femminili con un breve prologo. Lo spettacolo racconta il naufragio del 1816 della Medusa, nave ammiraglia di una spedizione francese diretta in Senegal, nel corso del quale più di 150 passeggeri furono abbandonati alla deriva su una zattera nell’oceano Atlantico, al largo dell’attuale Mauritania. Le fonti del testo sono il diario di Alexandre Corréard e Jean-Baptiste Saigny, due dei naufraghi. Mi interessava mostrare che il mondo non è un posto per eroi, che tutti noi conserviamo comportamenti sociali fondamentali (come quelli ispirati alla solidarietà), solo se vediamo assicurata la soddisfazione dei nostri bisogni primari. Insomma: il consenso su ideali e valori etici necessita di un sostegno materiale.

La seconda tappa della Trilogia, Nauaghíanaufragium, già rappresentata a Napoli nel 2021, mostrava il dolore dei migranti basato su storie vere. La terza tappa è Fabbrica occupata, un monodramma iperbolico in prova (atto unico distopico, se si preferisce) che sarà in scena alla Domus Ars il 20 gennaio alle 20.30 con Tony Laudadio protagonista affiancato da Francesca Laino (attrice) e Martina Nappi (danzatrice). Si racconta la vicenda immaginaria – ambientata nel 2036 – di un operaio prossimo alla pensione che occupa in assoluta solitudine lo stabilimento automatizzato nel quale è rimasto l’unico essere umano al lavoro. Questa Trilogia raccoglie tre viaggi sull’esclusione dalla società e vuole mostrare che a esser messo “fuori dall’umano” non è solo chi subisce l’atto di estromissione, ma pure chi lo compie. L’uno resta “fuori” materialmente; l’altro “solo” moralmente”.

Protagoniste del primo movimento, Il buio sulla zattera, sono Imma Villa e Silvia Ajelli. Proprio Imma Villa puntualizza: “Il testo si ispira a un tragico avvenimento realmente accaduto nell’Ottocento. In quella situazione drammatica gli uomini compirono scelte orribili. Il testo di Rosario Diana riesce a farci riflettere prendendo le dovute distanze. In una società civile, una società in cui la parola pietas avesse un significato profondo, tutto questo non dovrebbe accadere eppure accade ancora… L’elemento irrisolto è uno: fino a che punto l’uomo riesce, in situazioni critiche, a conservare le proprie risorse culturali e morali? Da interprete – sostiene Villa – la mia prospettiva è contemporanea: una lucida analisi su quel che avviene nelle zone di guerra dove spesso soffrono i più indifesi. Le donne, i bambini, gli ultimi. Affronterò il testo con uno sguardo rivolto al passato e i piedi ben piantati in terra. Vorrei che nello spettatore sorgessero due riflessioni. Quali sono le scelte individuali e quali le responsabilità che spingono le persone a compiere gesti estremi? Quanto è importante la solidarietà di fronte alle scelte difficili della vita? Il sentiero di ricerca teatrale che percorro da anni mi aiuterà nella giusta interpretazione delle parole per rendere vive queste emozioni nello spettatore. So che il teatro funziona proprio in questa circolarità che si crea fra chi narra e chi ascolta”.

“Sono molto grato all’Associazione “Il Canto di Virgilio”, a Rachele Cimmino (direttrice di produzione) e a Carlo Faiello (direttore artistico), per aver voluto accettare la scommessa di produrre questa Trilogia, la cui seconda tappa, Nauaghíanaufragium. Nomi ed epifanie dal dolore dei migranti, fu presentata il 10 settembre 2021 al Parco archeologico Pausylipon per “Suggestioni all’imbrunire”, conclude Rosario Diana.

Concepiti nell’ambito dello Sparrt (Progetto/Spazio Arti & Ricerca) e di mtr 1/2022-23 (musica, teatro, ricerca) – iniziative dirette da Rosalba Quindici e dallo stesso Diana e allocate nel Centro Stabile di Musica e Cultura “Domus Ars” –, Il buio sulla zattera e Fabbrica occupata sono anche il frutto della collaborazione fra diversi Enti: l’Associazione “Il Canto di Virgilio”, l’Ispf-Cnr (Istituto per la storia del pensiero filosofico e scientifico moderno – Consiglio nazionale delle ricerche), l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’Institut Français di Napoli, l’Associazione Quidra.

 

 

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