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Aree interne, proposta Cia per lo sviluppo sostenibile della Basilicata

POTENZA – Le aree interne da marginali, se non addirittura con indicatori socio-economici per le attività di impresa (non solo agricole) da “fallimento di mercato”, hanno tutte le carte in regola e gli strumenti finanziari per segnare nuove opportunità di sviluppo. E’ la sfida rilanciata da Cia-Agricoltori attraverso un workshop sul tema “Agricoltura, sviluppo rurale e bo-economia in Basilicata” con la proposta operativa di istituire il coordinamento Regionale dei soggetti della rappresentanza economica, sociale e del lavoro per lo sviluppo sostenibile della Basilicata.

Un focus a più voci di esperti, ricercatori, oltre che dirigenti regionali e nazionali della Confederazione con la presenza del presidente nazionale Dino Scanavino, a 360 gradi. In gioco con il futuro delle aree interne quello dei giovani che continuano a lasciare i paesi di origine e a segnare il progressivo spopolamento, la necessità di garantire servizi adeguati e sostenibilità economica, ambientale e sociale in territori dove già vivono due terzi dei lucani (12 milioni di persone nell’intero Paese) e dove per effetto della pandemia si sta catalizzando un nuovo interesse per necessità di benessere e qualità della vita. Intanto, l’attuale condizione di marginalità è segnata da una densità demografica sotto i 50 abitanti/kmq, con oltre 2mila contrade-borgate rurali, la carenza di servizi socio-sanitari-assistenziali fondamentali.

Le proposte del workshop partono dunque dalla necessità di preservare la sussistenza, tutelare la biodiversità, affrontare seriamente il problema del dissesto idrogeologico che in queste aree mette a repentaglio intere comunità con ripercussioni su tutta la tenuta del Paese nelle sue vie principali e periferiche. L’obiettivo “ambizioso” ma alla portata è di presentare modelli di sviluppo per il riequilibrio e la coesione dei territori montani e delle aree interne, candidando la Basilicata a diventare un “esempio” per le 72 aree interne italiane nell’utilizzo di finanziamenti utili alla riorganizzazione dei servizi e ad incentivare la produzione di ricchezza sul territorio. Tra queste aree individuate dalla Strategia Nazionale Aree Interne 4 ricadono nella nostra regione: la Montagna Materana (8 Comuni, poco più di 12mila abitanti, meno 43% di popolazione negli ultimi 30 anni), l’Alto Bradano (8 Comuni, 25.800 abitanti, meno 22,5% di popolazione in 30 anni), il Marmo Platano (7 Comuni, 21mila abitanti, meno 18% di popolazione in 30 anni), il Mercure-Alto Sinni-Valsarmento (19 Comuni, 33mila abitanti, meno 28% di popolazione in 30 anni).

“La nostra strategia – ha sottolineato il presidente Cia Potenza Giambattista Lorusso – ha come obiettivo quello di stabilire un nuovo equilibrio abitativo all’interno del Paese, decongestionando le energivore medie e grandi metropoli e recuperando i piccoli centri abitati, favorendo allo stesso tempo una più capillare presenza abitativa sul territorio a favore dei principi dell’Economia Circolare e dell’Agroecologia, settori su cui attivare o velocizzare Disegni di Legge in materia. Nel “Paese che vogliamo” la Cia insiste sul ruolo degli agricoltori di presidio umano di territori specie al Sud sottoposti a continuo spopolamento”.

Il presidente nazionale Cia Dino Scanavino da tempo mette in guardia su quella che chiama “frenesia di spendere” per timore di tempi stretti. “Siamo nel campo del PNRR che ha un cronoprogramma preciso da rispettare con traguardi e obiettivi. Prevede strutture di missione nelle Amministrazioni centrali, in Regioni ed Enti territoriali che ora devono dimostrare non di essere rapidi nella spesa, ma concreti e coerenti nell’intervento. Pena il rischio di vanificare una grande, e direi anche unica, opportunità non solo per l’agricoltura, chiaramente, ma per la ripartenza di tutto il Paese. Si tratta di risorse importanti per una reale svolta sostenibile e digitale. Nello specifico, l’Italia nel 2021 ha rispettato l’impegno a conseguire tutti i primi 51 obiettivi e questo ha consentito di sbloccare la prima rata di fondi europei, composta da un contributo finanziario di 11,5 miliardi e da un prestito di 12,6 miliardi, per un totale di 24,1 miliardi di euro, da cui detrarre il 13% già ottenuto come prefinanziamento, arrivando dunque a 21 miliardi di euro. Serve lucidità e lungimiranza nel declinare i progetti in risposte e soluzioni utili all’Italia e al suo futuro. Cia, in tempi non sospetti, ne aveva elencate almeno cinque con il progetto “Il Paese che Vogliamo”.

In particolare, dalle istituzioni nazionali ed europee, ci aspettiamo un uso responsabile dei 6,8 miliardi del PNRR destinati all’agricoltura e scelte più coraggiose per rispondere alle urgenze di un comparto piegato dai rincari delle materie prime, oltre che dalla crisi pandemica. Il Piano Strategico Nazionale per l’attuazione e il coordinamento della Pac 2023-2027 porti sul campo aiuti e agevolazioni chiare agli imprenditori impegnati nell’obiettivo di un sistema produttivo più sano, equo, green e digitale. Presentato alla Commissione Ue a inizio gennaio mette in campo una strategia unitaria. Potenzi davvero, come negli obiettivi, la competitività del sistema in chiave sostenibile, la vitalità dei territori rurali, la promozione del lavoro agricolo e forestale di qualità e la sicurezza sui posti di lavoro, il sostegno alla capacità di attivare scambi di conoscenza, ricerca e innovazioni e l’ottimizzazione del sistema di governance.

Il workshop,, introdotto e moderato da Donato Distefano, dopo i saluti di Lorusso, presidente Cia Potenza, ha visto interventi di G. Quaranta (Unibas, Facoltà Economia); A. Crescenzi (direttore Alsia); P. Lacorazza (Fondazione Appenino); S. Lamiranda (Distretto Turismo Rurale Terre di Aristeo); R. Vitulli (Cluster Basilicata Creativa); D. Lazazzera (Cluster Lucano Bioeconomia); E. Torri (Coord. Sottogruppo – Gaol 11 – Aree interne e montagna Asvis).

Il coordinatore Cia di Potenza e Matera Donato Distefano sottolinea “il lavoro fatto dalla confederazione aprendosi al confronto ed arricchimento di tutti i soggetti istituzionali e non perché le aree svantaggiate possano assumere centralità nella ripartenza post-pandemia e contribuire alla transizione green e digitale guidata dall’agricoltura con l’approdo alla costituzione di un coordinamento. Il modello di sviluppo che proponiamo non è altra cosa rispetto ai contenuti del Piano Strategico Regionale, sul quale abbiamo una serie di osservazioni, ma “parallelo” ai processi che si intende proporre negli altri settori con al centro la necessità di rilanciare le microimprese familiari a partire da quelle della terra. Di qui l’importanza del settore primario e delle aziende agricole con le funzioni plurime che significa non solo produzioni ma anche Presidio e servizi fino a proporre l’ autogoverno dei territori rurali imperniato sulle aziende agricole moderne e innovative. Diventa pertanto necessario da parte delle istituzioni Regionali prestare attenzione circa la definizione dei nuovi parametri-criteri per l’individuazione delle aree interne oggi fermi in Conferenza Stato Regioni, tema questo che riguarda in particolare la Basilicata che rischia di avere una doppia beffa sia sulla Strategia Nazionale Aree Interne che sul resto delle assegnazioni delle risorse nazionali ed europee”.

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