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Banca d’Italia: Campania, Pil -8,2% ma si vedono segnali di ripresa

ROMA – Il Pil della Campania nel 2020 registrato una riduzione dell’8,2 per cento a fronte a un calo nazionale dell’8,9 per cento ma si iniziano a scorgere segni di ripresa. E’ quanto emerge dal Rapporto sull’economia regionale presentato dalla Banca d’Italia.

Il settore più colpito dalla crisi è quello dei servizi, in particolare commercio, ristorazione, tempo libero e turismo che registra un calo di flussi del 70 per cento e l’azzeramento dei crocieristi. Gli unici comparti che non hanno sofferto sono stati l’agroalimentare e il farmaceutico, trainanti per l’economia regionale.

Il quadro macroeconomico

L’impatto della pandemia ha avuto ripercussioni rilevanti sull’economia della Campania. Le stime della Banca d’Italia basate sull’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) indicano per il 2020 una diminuzione dell’8,2 per cento dell’attività economica, un calo lievemente meno marcato della media nazionale. La dinamica infra annuale segnala come il calo dell’attività economica sia stato molto intenso nel secondo trimestre, per poi attenuarsi notevolmente in quelli successivi, in particolare nei mesi estivi.

Le imprese

La crisi pandemica ha influito in maniera ampia e diffusa su tutti i settori dell’economia campana ma ne hanno maggiormente risentito i comparti del commercio, alloggio e ristorazione e intrattenimento, relativamente più interessati dalle misure per il contenimento dei contagi e dalla drastica diminuzione delle presenze turistiche. Il calo del fatturato e la riduzione degli investimenti sono stati generalizzati tra le imprese manifatturiere e dei servizi; le esportazioni sono calate, ma meno della media nazionale, grazie all’andamento positivo delle vendite dei comparti della trasformazione alimentare e del farmaceutico. Per il 2021 le aspettative delle imprese sono ancora condizionate dall’incertezza: le indicazioni di ripresa del fatturato e dell’accumulazione di capitale si equivalgono con quelle di ridimensionamento nell’industria; nei servizi prevalgono le aziende che ritengono di ridurre gli investimenti.

Per fronteggiare le esigenze di liquidità connesse con il calo del fatturato, le imprese hanno aumentato in misura consistente il ricorso al debito che è stato sostenuto dagli schemi di garanzia pubblica e da condizioni di offerta del credito rimaste accomodanti, grazie anche alle misure espansive di politica monetaria. Il ricorso alle moratorie e ai finanziamenti garantiti è stato molto ampio: oltre due terzi delle imprese campane hanno beneficiato di almeno una delle due misure. Il rinvio degli investimenti programmati e l’accumulazione di liquidità con finalità precauzionali hanno favorito l’aumento dei depositi delle imprese.

Il mercato del lavoro e le famiglie

Il calo dell’occupazione, in corso dal precedente biennio, si è intensificato, risultando prossimo alla media nazionale. La riduzione degli occupati è stata più ampia per gli autonomi rispetto ai lavoratori dipendenti, per questi ultimi si è concentrata nelle posizioni a tempo determinato. Le misure di integrazione salariale sono state di dimensioni eccezionali e hanno consentito, insieme al blocco dei licenziamenti, di limitare l’impatto della crisi pandemica sull’occupazione alle dipendenze. Al calo degli occupati hanno contribuito soprattutto il settore dei servizi, per il quale la diminuzione è stata particolarmente intensa nei comparti del commercio, degli alberghi e della ristorazione, e quello delle costruzioni; la riduzione ha interessato in misura più ampia i giovani, le donne e gli stranieri. Le restrizioni alla mobilità e il peggioramento delle possibilità di trovare un nuovo impiego hanno scoraggiato la partecipazione al mercato del lavoro: si sono ridotti sia il tasso di attività sia quello di disoccupazione.

La riduzione dell’occupazione ha avuto ripercussioni pesanti sui redditi delle famiglie e ampliato la diseguaglianza nella distribuzione del reddito da lavoro, accresciutasi soprattutto per l’aumento delle persone in famiglie che ne sono prive. Gli interventi a sostegno delle famiglie sono stati ampi. Rispetto al 2019 sono aumentati di oltre un quarto i nuclei familiari che hanno beneficiato del Reddito o della Pensione di cittadinanza e un cospicuo numero di famiglie ha avuto accesso al Reddito di emergenza. Circa un settimo delle famiglie campane ha beneficiato di tali misure, una quota superiore alla media italiana e del Mezzogiorno.

La crisi pandemica ha indotto un consistente calo dei consumi che si è riflesso in un aumento del risparmio delle famiglie. Quest’ultimo si è orientato prevalentemente verso i depositi bancari, aumentati anche nelle classi di giacenza più contenute. I prestiti alle famiglie hanno rallentato, soprattutto per la forte decelerazione del credito al consumo. Le condizioni finanziarie delle famiglie sono state sostenute dalle iniziative di moratoria, pubbliche e private, che hanno consentito di ridurre i rimborsi nell’anno. A seguito del calo delle transazioni immobiliari, il flusso dei nuovi mutui ha fortemente rallentato nel primo semestre del 2020; il recupero delle vendite e condizioni creditizie distese hanno favorito nella seconda parte dell’anno una fase di ripresa.

Il mercato del credito

Nel corso del 2020 i prestiti alle famiglie e alle imprese sono cresciuti in misura significativa; per le imprese le condizioni di accesso al credito più accomodanti si sono accompagnate anche alla riduzione dei tassi di interesse. I principali indicatori relativi alla qualità del credito si posizionano su livelli storicamente bassi per le famiglie e le imprese, sebbene il tasso di deterioramento dei prestiti per le aziende non abbia ancora risentito degli effetti della crisi, anche grazie alle misure di sostegno.

La finanza pubblica decentrata

L’emergenza sanitaria conseguente alla crisi pandemica ha alimentato l’aumento della spesa corrente degli enti territoriali, in particolare quella per la sanità e, in misura minore, i trasferimenti correnti a famiglie e imprese. L’ampliamento della spesa sanitaria è quasi interamente dovuto all’aumento di quella per il personale, cresciuta anche per le nuove assunzioni nell’anno. Anche la spesa in conto capitale si è ampliata in misura significativa e sono aumentati in particolare gli investimenti dei Comuni, finalizzati principalmente alla messa in sicurezza di edifici e infrastrutture pubblici. Per contrastare l’emergenza sanitaria sono state riprogrammate risorse comunitarie impegnate nei Programmi operativi regionali (POR) per circa 900 milioni di euro. Tra gli interventi predisposti con la nuova programmazione rientra l’erogazione di trasferimenti una tantum a favore delle micro imprese; misure analoghe sono state destinate ai professionisti e lavoratori autonomi, alle imprese del comparto turistico e a sostegno delle spese delle famiglie.

Le entrate degli enti territoriali della Campania sono aumentate considerevolmente, grazie ai trasferimenti statali destinati a fronteggiare gli effetti della pandemia. Rispetto alla media del triennio 2017-19, per i Comuni campani la perdita stimata di gettito delle entrate proprie connessa all’emergenza sanitaria è stata superiore di circa 1 punto percentuale alla media nazionale. Il debito pro capite delle Amministrazioni locali della Campania rimane notevolmente superiore alle altre regioni italiane.

La digitalizzazione dell’economia

Sulla base di un indicatore di performance digitale stimato dalla Banca d’Italia, nel 2019 la Campania presentava un livello di digitalizzazione inferiore alla media nazionale. Rispetto al resto del Paese, le imprese presentavano inoltre un più basso tasso di adozione delle tecnologie digitali, solo in parte riconducibile alla struttura produttiva della regione.

Durante la pandemia il ricorso al lavoro agile è stato meno ampio che nella media italiana, per la diffusa presenza di imprese che operano nei servizi a basso contenuto di conoscenza, che meno si prestano a essere svolti a distanza; di contro, il ricorso nel settore pubblico è stato maggiore che nel Paese anche per l’attivazione più prolungata nel tempo della didattica a distanza.

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