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Conte sale a Milano Centrale, intanto corre, corre, corre la locomotiva…

di Francesco Bellofatto *

Combinato disposto: in linguaggio giuridico è ‘la prescrizione desunta dal riferimento a più norme che si integrano le une con le altre’ (Tullio De Mauro) o ‘un principio di diritto risultante dall’applicazione congiunta di due o più norme’ (Zingarelli), oppure ‘la coordinazione di due o più disposizioni di legge, agli effetti dell’interpretazione e dell’applicazione’. Nel Paese della decretazione d’urgenza, dove il Parlamento ha di fatto abdicato al potere legislativo, lasciando la Carta Costituzionale in via della Impresa (omen nomen, lo stretto vicolo che separa Montecitorio da Palazzo Chigi), il combinato disposto rischia di diventare un mix micidiale, mescolando dichiarazioni di principio con norme, cavilli e pozioni politiche varie.

A farne le spese è il riequilibrio tra Sud e Nord, e con esso i principi di eguaglianza, inclusione e perequazione (quest’ultimo pure sancito dall’art. 119 della Costituzione).

Sul fronte politico Giuseppe Conte, che pure qualche mese fa non esitava a sostenere che “chi ama l’Italia non può non amare Napoli, che deve recuperare la sua vocazione europea e il suo ruolo di grande capitale del Mediterraneo, snodo decisivo del tessuto produttivo nazionale e uno dei fiori all’occhiello del nostro patrimonio culturale e artistico”, questa volta, in una accorata lettera al Corriere della Sera, si affretta a dichiarare il suo amore per la città meneghina: “Milano e il Nord-Italia rappresentano un tassello decisivo nel quadro della ripartenza che il nostro Paese si appresta ad affrontare. Questa città (…) deve tornare al più presto al centro del progetto di ripresa economica, sociale e culturale dell’Italia”.

Il sospetto di bigamia è molto forte: ami Napoli o Milano?

La motivazione è un paio di righe più sotto: “Il Movimento 5 Stelle – scrive l’ex premier -ha sin qui conseguito, a Milano come nel resto del Settentrione, dei risultati per buona parte soddisfacenti, ma non propriamente brillanti. E le ragioni sono molteplici. Di certo non siamo riusciti ad ascoltare con sincera attenzione i bisogni dei cittadini milanesi, delle varie fasce sociali e, in particolare, del ceto professionale e imprenditoriale. Anzi. (…) Siamo stati schiacciati dall’immagine di una forza politica prevalentemente concentrata a recuperare il divario che il Meridione soffre rispetto al resto dell’Italia. Bene. Se queste sono le letture predominanti, vuol dire che il Movimento ha commesso degli errori”.

Il riferimento poi, alle “tante aree svantaggiate del Nord” mi sembra un affronto all’atavica carenza di infrastrutture e servizi, per i cittadini e le imprese del Mezzogiorno. Insomma, Milano è considerata da Conte la locomotiva per l’intero Paese ed è necessaria “una legge speciale per la città che le garantisca tutti gli strumenti per vincere la sfida senza divisioni, ma con l’ambizioso obiettivo di portare Milano e l’Italia al centro del mondo”.

Il combinato disposto si perfeziona con i recenti studi che vedrebbero assegnati al Mezzogiorno solo il 10% delle risorse del Pnrr piuttosto che il 40%. Per l’economista Gianfranco Viesti i miliardi destinati al Sud saranno appena 22 (al posto di 82).

Un’esagerazione? C’è da considerare che le risorse del Piano di Ripresa e Resilienza non si tradurranno direttamente in investimenti pubblici. Levando bonus e incentivi, nei bandi l’assegnazione dei fondi garantirà il mantenimento della clausola del 40%? Molto difficile quando si parla di investimenti basati sui principi della concorrenza, ed è facile prevedere che parte dei soldi spesi al Sud ritorneranno al Nord in termini di acquisto di materie prime e macchinari.

Il sospetto – e nella lettera Conte sottolinea più volte il ruolo del Nord come motore per la ripresa – è che la prospettiva di rilancio del Paese passi attraverso il sostegno alle economie settentrionali, ‘le uniche’ in grado di colmare il gap con le economie europee più forti. Anche qui ci sarebbe da riflettere sulla nuova leadership europea, nell’era del dopo-Merkel.

Insomma, le prospettive non sono delle migliori: soldi alle imprese e investimenti infrastrutturali al Nord, il Sud abbandonato al suo destino, con un divario sempre più ampio.

Bene ha fatto il costituzionalista Sandro Staiano, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli, che intervenendo su Repubblica parla di “stilemi narrativi davvero superati, di cui è stata da tempo dimostrata la fallacia con dovizia di dati e di analisi quantitative e qualitativa”, e annuncia l’avvio del monitoraggio sulla gestione e la distribuzione delle risorse del Recovery Fund, a cura dell’Osservatorio sul Regionalismo, voluto dal più antico ateneo europeo proprio per analizzare la proposta leghista di Autonomia differenziata.

…e intanto corre, corre, corre la locomotiva. Ma questa è un’altra storia.

(*) Direttore di SudNotizie.com

(ph. Parlamento europeo / licenza Creative Commons Attribution 2.0)

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