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Dio parla per i bambini, ma il parroco non lo sa…

di Flavio Pagano (*)

Il 21 aprile, in una parrocchia di Sant’Antonio Abate (Na), pare sia avvenuto un episodio piuttosto grave. Il “presunto innocente” di oggi, infatti, è proprio il parroco.

Maria Rosaria, madre di due bambini di 3 e di 5 anni, quest’ultimo, Gaetano, affetto da disturbo dello spettro autistico, ci ha riferito di essere arrivata in chiesa una decina di minuti prima della funzione e che, terminato il rosario, il parroco le si è avvicinato e, senza mezzi termini, l’ha invitata ad andarsene in quanto “i bambini stavano disturbando i fedeli”.

Oggetto della reprimenda era proprio Gaetano, reo, a quanto pare, di “parlare tra sé ad alta voce”.

“Chi vive l’autismo sa bene quanto questa condizione renda rigidi e abitudinari i bambini – spiega Maria Rosaria -: mio figlio parlottava da solo, è vero, ma è un comportamento molto comune nei bambini autistici. Ho pregato e lavorato giorno e notte affinché mio figlio finalmente parlasse, ed ora cosa dovrei fare? Imbavagliarlo quando lo porto in chiesa, per non disturbare?”

Come darle torto… E come non domandarsi: ma davvero il vocìo di un bambino può far vacillare la fede di un buon cristiano raccolto in preghiera? Perché, piuttosto, il prete non ha approfittato dell’occasione per portare l’esempio di Gaetano nell’omelia, spiegando che dobbiamo tutti essere sempre dalla parte dei più fragili, e che si doveva gioire dei suoi progressi verbali?

Il parroco, per la verità, ha affermato sui social che il suo non voleva essere un rimprovero: ma la percezione della mamma (e della nonna, anche lei presente) è stata decisamente diversa.

Tanto che Carmelina Bisogno, fondatrice dell’associazione ‘Insieme contro l’autismo’, che cura il ‘Progetto ABA’, in seno al quale Gaetano ha cominciato a parlare, è immediatamente scesa in campo: “Come presidente di ‘Insieme’ e mamma di un bambino autistico, so bene cos’è la vita di una famiglia che affronta questa sfida. Quello di Gaetano è un successo da applaudire, non da censurare, frutto di fatiche inenarrabili. Invito il parroco a scusarsi con la famiglia e a sposare la nostra causa, all’insegna delle parole del Santo Padre: ‘Lasciateli tranquilli. Dio parla per i bambini’”.

Le cose non sembrano insomma essere andate esattamente come ci si aspetterebbe nella casa di Dio, dove la prima regola è che tutti, indistintamente, siano i benvenuti e dove ai bambini spetta una via preferenziale. Perché, come ci ha insegnato Gesù “di quelli che sono come loro è il Regno dei Cieli”. Ma noi aspettiamo fiduciosi che queste scuse arrivino e che un caloroso benvenuto accolga Gaetano al suo prossimo ingresso fra le mura della casa di Dio.

(*) scrittore

(licenza Creative Commons)

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