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Diritti e rappresentanza delle donne, il TAR condanna il Comune di Positano

di Flavio Pagano *

Il 25 novembre scorso, con una storica sentenza, il TAR ha condannato il Comune di Positano per non aver rispettato i diritti delle donne all’interno della locale amministrazione. Siccome fu proprio questa rubrica ad accendere i riflettori sul ‘maschilismo’ in Costa d’Amalfi – dove, a un formidabile sviluppo turistico e imprenditoriale (dovuto in gran parte proprio alle donne!), si contrappone una struttura sociale tenacemente ostile al vento del rinnovamento – oggi torniamo sull’argomento. Del resto, quando sono le donne che si mettono a soffiare, anche una piccola brezza tende a diventare un tifone…
Quasi a conferirle il significato di un segno del destino, la sentenza è giunta in corrispondenza della Giornata contro la violenza sulle donne, ed è il frutto dell’impegno e della fermezza di Gabriella Guida, leader di ‘Su per Positano’: “La sentenza del TAR è per me un’enorme soddisfazione”, ci dice la Guida, con gli occhi raggianti di contagioso entusiasmo, “perché afferma in maniera cristallina che non esistono scuse valide per la mancanza di rappresentanza femminile negli organi di governo dei Comuni. Questa vittoria deve rendere orgogliose tutte le donne, perché funge da apripista per le altre realtà penalizzate. Al principio, fedeli al nostro stile, che è quello di cercare sempre un dialogo disteso, abbiamo invitato bonariamente il Sindaco di Positano a rivedere la composizione della giunta nominata nel settembre 2020. Giunta che non rispettava la parità di genere imposta dalla Legge Delrio, per la quale nei comuni superiori a 3.000 abitanti la presenza femminile deve essere garantita dall’assegnazione a donne di almeno due assessorati. Ma ogni sforzo per raggiungere pacificamente un’intesa è stato vano, e allora non abbiamo potuto far altro che rivolgerci al TAR. I nostri avversari hanno dato battaglia con tutte le loro forze, ma, dopo uno scontro legale durissimo, a vincere siamo state noi. Il Tribunale ci ha dato pienamente ragione, e dunque uno degli uomini della giunta positanese si dovrà fare da parte, lasciando il suo posto a una donna. Voglio sottolineare che ci è dispiaciuto molto vedere che, nel corso del processo, il Sindaco Giuseppe Guida abbia fatto ricorso ad argomentazioni offensive nei confronti delle donne positanesi, difendendo strenuamente il sistema di potere grazie al quale ha ottenuto la propria carica. Ci è toccato troppe volte di assistere a ipocrite manifestazioni di solidarietà nei confronti delle donne, e per questo ‘Su Per Positano’ continuerà sempre a battersi in difesa dei valori democratici, forte dell’impegno di tante sostenitrici e sostenitori, capaci ed appassionati.”

A quello di Gabriella Guida, non possiamo non affiancare il nome di Antonella Marchese, capogruppo del consiglio comunale di Furore che, con il suo indomito slancio e lo sviscerato amore per il territorio, ha ispirato la nostra inchiesta sin dall’inizio: “In primis, un grande grazie a tutto il gruppo di ‘Su per Positano’ per la perseveranza, la qualità e la forza dell’azione posta in essere”, ci dice subito la Marchese, nel cui luminoso sorriso riverbera l’entusiasmo sincero per il brillante successo delle colleghe. “Il Tar ha fatto giustizia”, continua, “la scelta di una giunta composta prevalentemente da uomini è contra legem, innanzitutto perché violativa di una norma chiara e di facile applicazione tesa a garantire l’equilibrio di genere nelle istituzioni. Ma ciò che io giudico sommamente aberrante non è la violazione in sé, bensì la motivazione addotta per giustificarla! La scelta di preferire gli uomini sarebbe stata infatti dovuta ‘alla scarsa disponibilità di tempo che normalmente hanno le donne’: un assunto inaccettabile! Chi fa politica ha la responsabilità e il compito di assicurarsi prima di tutto che la comunità che amministra possa esprimersi appieno, nel rispetto della più democratica meritocrazia e delle pari opportunità per tutti, iniettando nella società valori virtuosi e positivi. E non a parole, ma attraverso l’esempio personale, concreto e diretto. Pensare di legittimare una penalizzazione delle donne nella vita sociale e politica, con la trogloditica motivazione che non hanno tempo, perché devono badare alla casa e ai figli, è qualcosa di aberrante, che va respinto e abraso con la massima fermezza. La storica affermazione di Anna Maria Caso neosindaca di Praiano, e la odierna vittoria di Gabriella Guida, sono i prodromi di una rivoluzione sociale nella Costa d’Amalfi che nulla e nessuno potranno fermare. Una rivoluzione che punta ad aumentare l’equità, il benessere, la prosperità della terra che amiamo.”

(*) scrittore

 

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