Privacy Policy Dossier: il rinascimento del turismo esperienziale - Sud Notizie
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Dossier: il rinascimento del turismo esperienziale

di Flavio Pagano *

Il “presunto innocente” di oggi è il turismo. Il turismo post Covid, ma non solo.

Quali sono infatti le aspettative delle località turistiche campane, in particolare dei piccoli Comuni, fra controglobalizzazione, risorse del PNRR, epidemie e persino la guerra che torna a violare i confini dell’UE?

‘Turismo’, in barba a una sbandierata ricerca della semplicità, è in realtà un concetto sempre più complesso, tanto che a volte rischia di diventare complicato. Ma saperlo maneggiare è ormai indispensabile per tutti, perché una cosa è certa: il turismo è un volano imprescindibile dell’economia, l’asso nella manica di molti piccoli centri, e il nostro Paese ha voglia (e necessità) di recuperare una leadership (in parte) perduta.

“Questo è un anno di grande ripresa”, spiega Andrea Ferraioli, Presidente del Gruppo Turismo di Confindustria Salerno e figlio della ‘Amalfi Coast’s legend’ Raffaele Ferraioli, “la stagione è cominciata con numeri da record e si sta consolidando settimana dopo settimana. In questo contesto si percepiscono grandi novità della domanda turistica. I viaggiatori hanno bisogno di sicurezza e tranquillità e sono sempre più orientati al turismo esperienziale, legato al green e all’enogastronomia. C’è voglia di conoscere a fondo i luoghi visitati, di interagire con le comunità residenti.”

E al medio termine? “Difficile dirlo oggi. Le destinazioni come la nostra (Costa d’Amalfi), devono prepararsi a questi nuovi trend della domanda. Altrimenti si rischia di perdere fette importanti di mercato. Nessuno vuole più luoghi superaffollati e destinazioni turistiche finte”.

Nelle ultime parole di Ferraioli si sente il sapore di una vera profezia: sono pronti gli amministratori locali, nell’entroterra, in collina o sul mare, ad affrontare questa piccola rivoluzione?

Iniziamo il nostro tour da una meta del napoletano, divenuta negli ultimi anni un punto di riferimento per il turismo outdoor: Agerola. Una protagonista, anzi una leader indiscussa del piccolo miracolo agerolese, Regina Milo, giovane e ispirato assessore, ma anche personaggio amatissimo dalla comunità, tanto da essere risultata la più votata in assoluto alle ultime elezioni, ci racconta: “Siamo divenuti una meta privilegiata del turismo sostenibile, grazie alla qualità dell’ambiente, alle bellezze paesaggistiche, al buon cibo, ma anche al recupero dei valori e dei ritmi di una vita sana. Dopo il lungo letargo pandemico, il nostro obiettivo è non solo riassestarci sulle posizioni del 2019, ma migliorarle.  La crescita, però, non va misurata in termini di presenze, ma sulla base della durata media dei soggiorni, della destagionalizzazione dei flussi e del feedback: i nostri risultati sono stati eccellenti, ma eccellenza vuol dire prima di tutto puntare al miglioramento continuo.”

Quanto conta la ‘comunicazione’? “Saper lanciare il messaggio giusto, al giusto target, è assolutamente decisivo.”

E poi c’è il PNRR… “Il tema delle piccole realtà, come la nostra, è fortunatamente riapparso nell’agenda politica. Il PNRR rappresenta, con tutte le criticità del caso, una opportunità unica. Vogliamo lavorare sulle infrastrutture, certo, ma al primo posto ci sono le necessità dei residenti, a cominciare dalla scuola, dai servizi sociali e dagli impianti sportivi.”

Da Agerola, scendiamo in Costiera amalfitana e incontriamo un altro personaggio molto speciale: Anna Maria Caso, sindaca di Praiano, già campionessa mondiale di maratona a livello amatoriale, nonché prima donna eletta a ricoprire questa carica nella storia dell’intero distretto.

“Le ragioni del nostro successo sono sotto gli occhi di tutti”, spiega la Caso, “ma la chiave di volta è l’ ‘accoglienza’, che ci ha sempre contraddistinto e che viene apprezzata e riconosciuta da tutti quelli che ci scelgono come meta. Preferisco parlare di accoglienza, e non di ospitalità, per esprimere appieno la peculiarità della nostra filosofia. Nonostante i grandi volumi di visitatori degli ultimi anni (esclusa ovviamente la parentesi Covid), questa filosofia è rimasta inalterata, ed è intimamente connessa al concetto di ‘autenticità’. Una virtù legata a quel forte senso di comunità che ancora resiste a Praiano. Da noi si vivono le piazze, gli spazi pubblici, si partecipa alle feste, alle ritualità civili e religiose. E’qui il nostro valore aggiunto, che non sempre si riscontra in altre realtà limitrofe. I nostri ospiti, soprattutto coloro che decidono di trattenersi qualche giorno in più, possono assaporare a fondo il nostro stile di vita, perché anche sul piano imprenditoriale la gestione del turismo per noi resta legata a valori antichi e intramontabili. Da tutto questo deriva l’imperativo morale, e non esagero, di tutelare un simile patrimonio. Occorre una sapiente gestione dei flussi e non la cieca crescita dei volumi turistici. Non vogliamo un paese che annega tra le auto. Non vogliamo snaturarci. Fallire in questo, vorrebbe dire la fine non solo di Praiano, ma dell’intera Costa d’Amalfi. Ben venga il percorso iniziato, insieme alla Regione Campania per l’istituzione di una ZTL. Ben venga l’utilizzo dei fondi PNRR per la messa in sicurezza dei costoni e il progetto presentato dal nostro Comune per la valorizzazione e riqualificazione dei sentieri. Curare, preservare, valorizzare l’immenso patrimonio paesaggistico, storico, culturale, antropologico di cui disponiamo. Ma sempre rendendo partecipe la comunità, e facendola sentire protagonista, come è, di ogni ulteriore evoluzione.”

Dalla ‘divina Costiera’, ci trasferiamo in un’altra delle aree più belle della Campania, ma all’interno: l’Irpinia, cuore verde della regione. A Monteverde, località ormai molto nota per i successi conseguiti, persino a livello europeo, con avveniristici progetti di inclusione, nonché sede del prestigioso ‘Premio internazionale uMani’. “I processi turistici che incidono economicamente sul tessuto delle piccole comunità sono difficili da realizzare”, ci spiega il sindaco, Antonio Vella: “Spesso non teniamo conto dei processi culturali che hanno la responsabilità di congiungere le operazioni delle Case Comunali, con gli investimenti privati. Siamo portati a pensare che basti realizzare le opere per far crescere economicamente i territori. Non è così. La sfida sta nella individuazione di un’operazione sinergica Pubblico-Privato che induca il Pubblico a creare le condizioni affinché un imprenditore privato possa  investire, utilizzando il supporto del Pubblico. Infatti, la misura del PNNR – Piano Nazionale Borghi ­- ha previsto questa congiunzione progettuale, ed è la vera novità nel marasma normativo che spesso disincentiva gli investimenti. A Monteverde siamo ancora nella congiunzione tra Pubblico e volontariato: quando passeremo ad un volontariato retribuito, avremo creato le condizioni per far decollare il turismo. Personalmente non credo molto nel continuo rincorrere i bandi, perché si finisce per realizzare interventi  che non corrispondono ai bisogni dei territori. Per le Case Comunali sarebbe più semplice strutturare progetti in linea con l’idea di sviluppo della comunità, oppure realizzare una progettazione territoriale unica che comprenda più Comuni per un unico intervento. Per crescere occorrono infrastrutture, collegamenti efficienti, servizi che migliorino la qualità della vita. Sono certo che le nuove congiunture economiche favoriranno nuovi modelli di sviluppo, più facilmente attuabili nelle aree interne. I nostri borghi sono testimonianze di bellezza, di storia e di cultura, di livello mondiale. Ma anche di memoria, di sacrifici e di speranze. Senza  memoria non c’è futuro. Conservare, è un modo di costruire.”

Dall’avellinese, ci spostiamo nella virtuosa provincia di Benevento, in un altro luogo ricchissimo di risorse, il cui turismo però non è ancora decollato al livello che potrebbe e dovrebbe raggiungere: Dugenta, porta del Parco del Taburno, e borgo strategico rispetto all’intero comprensorio.

“Il turismo nelle aree interne sconta un pregiudizio antico”, spiega l’intraprendente sindaco Clemente Di Cerbo, grande sostenitore della ‘rete’ fra i Comuni come strategia vincente, “pregiudizio che le ha private di una programmazione strutturale capace di agganciarle alle zone costiere. Ora, però, è finalmente sorta una coscienza dell’opportunità e della necessità del recupero di questo gap, comprendendo che le zone interne possono completare e migliorare l’offerta turistica regionale. C’è tuttavia da fare molto, e se molto tocca a noi amministrazioni locali, è indispensabile che gli sforzi vengano anche incardinati in un progetto programmatico a livello regionale. Proprio da Dugenta può iniziare un percorso virtuoso all’interno delle splendide aree protette del Taburno per poi inoltrarsi verso Benevento. Tante realtà che, messe insieme in un unico progetto, potranno dare un impulso importante al turismo della nostra regione.” Il PNRR è provvidenziale, quindi: “Abbiamo bisogno di infrastrutture e abbiamo la fortuna di essere attraversati dalla linea dell’Alta Velocità, fra Napoli e Bari. Un problema che ho posto all’attenzione anche di altri colleghi sindaci: non dobbiamo solo cedere porzioni di territorio per veder passare l’AV… Dobbiamo pretendere che il progetto venga integrato da una rete ‘metropolitana leggera’ di superficie, che consenta al turista, una volta arrivato ad Afragola, di raggiungere velocemente Dugenta, Telese e tutte le altre località, ricche di storia, di raffinatissimo artigianato gastronomico e di bellezze paesaggistiche, che sono immerse in questo territorio dove ancora si coltivano i ritmi di un sano e goduto buon vivere. ‘Ampliare’ dunque l’offerta, e non ‘deviarla’ dalle zone costiere. Con la certezza che il turista giunto da noi s’innamorerà di questa terra incontaminata e senza tempo, e vorrà tornare.”

Infine, torniamo sul mare. A Palinuro, dove incontriamo Silvano Cerulli, vulcanico presidente della Pro Loco: “Essere presidente della Pro Loco di una località turistica di successo come Palinuro, comporta tante soddisfazioni ma anche innumerevoli responsabilità, per le aspettative che un brand così noto genera. Palinuro deve il clamore del proprio nome al Club Med di Triganò che, negli anni ’50, realizzò qui uno dei primi villaggi in Italia, rendendoci una delle mete più esclusive fino agli anni ‘80. Negli anni successivi, il settore turistico ha conosciuto uno sviluppo senza precedenti, e abbiamo dovuto fare i conti con una concorrenza sempre più agguerrita intorno a noi, ma restiamo decisamente la meta che registra il maggior numero di presenze in Cilento. E uno dei motivi principali, di cui siamo particolarmente orgogliosi, è il mare incontaminato che ogni anno viene premiato con la Bandiera Blu e le cinque vele di Legambiente. Siamo tuttavia nell’era social, e la comunicazione è la chiave di volta della promozione di qualsiasi territorio. E’ importantissimo essere costantemente presenti, e realizzare messaggi semplici, capaci di trasmettere la bellezza e l’atmosfera di un luogo. Un tramonto, una spiaggia dalla luce particolare, qualsiasi cosa sappia creare empatia e far nascere il desiderio di essere in quel luogo, in quel preciso momento…”

E il PNRR? “Quella del PNRR”, continua Cerulli, “costituisce una straordinaria opportunità di crescita e di rilancio per i borghi e i piccoli Comuni. L’opportunità di riqualificare urbanisticamente il territorio, di realizzare servizi e infrastrutture capaci di connettere e porre in sinergia i Comuni vicini tra loro, creando un’unica, grande area di accoglienza. Sarebbe fantastico mettere i nostri ospiti nella condizione di potersi muovere liberamente, in maniera sostenibile, all’interno di un area che parte dal parco archeologico di Velia e, passando per la Certosa di Padula, arrivare fino al golfo di Policastro, con collegamenti via terra e via mare.” Oggi, come ricordava Andrea Ferraioli, è importante offrire un turismo esperienziale… “Palinuro è esperienziale per definizione, noi non dobbiamo fare nulla di speciale per realizzare questo obiettivo: qui sensi, opportunità, storia, colori e sapori, aleggiano intorno al turista, catturandolo in una dimensione che lo estranea completamente dallo stress della vita di tutti i giorni. Palinuro è una macchina del tempo: da noi, per certi versi, il tempo si è fermato. Il buon cibo, la bellezza della natura, l’ospitalità vera e genuina della gente, è di per sé fonte di emozioni indelebili che il viaggiatore conserverà a lungo e che lo porteranno a ritornare in questi luoghi.”

(*) scrittore

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