Privacy Policy Epifanie/03, prorogata al 30 agosto la mostra del Lab di Antonio Biasiucci - Sud Notizie
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Epifanie/03, prorogata al 30 agosto la mostra del Lab di Antonio Biasiucci

NAPOLI – La mostra-installazione EPIFANIE/03 del LAB per un laboratorio irregolare a cura di Antonio Biasiucci, allestita al Convento di San Domenico Maggiore di Napoli è prorogata fino a lunedì 30 agosto 2021.

Sarà possibile così consentire al pubblico che lo desidera, e che non ha ancora avuto modo di farlo di poter visitare l’esposizione, nel rispetto della massima sicurezza.

Paolo Covino, Alessandro Gattuso, Valeria Laureano, Laura Nemes-Jeles, Claire Power, Ilaria Sagaria, Giuseppe Vitale e Tommaso Vitiello sono i protagonisti di questa terza edizione che presenta complessivamente oltre 150 opere fotografiche.

Il lungo tavolo di 15 metri, disegnato da Giovanni Francesco Frascino, che caratterizza dal 2014 le edizioni del LAB, accoglie i visitatori nel corridoio della cappella di San Tommaso, per invitarli ad immergersi in 8 portfolio-libri da sfogliare e condividere le diverse narrazioni degli artisti.

EPIFANIE/03 è stata inaugurata lo scorso 12 giugno nell’ambito del Campania Teatro Festival diretto da Ruggero Cappuccio, organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, che ha adottato il progetto.

La terza edizione del LAB è realizzata con la collaborazione del Comune di Napoli.

Il progetto ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il patrocinio della SISF – Società Italiana per lo studio della Fotografia.

Otto progetti di otto giovani fotografi che nascono dall’incontro con Antonio Biasiucci: ancora una volta il maestro ha portato avanti in questi ultimi due anni il percorso per giovani artisti, completamente gratuito, in cui esprime l’esigenza di trasmettere un metodo di costante approfondimento e critica del proprio lavoro. Anche nel difficile anno della pandemia, Biasiucci ha seguito gli allievi, in un costante confronto, guidando ognuno di loro nella produzione di un progetto di ricerca personale per assimilare un processo, un criterio, per arrivare a conquistare un proprio sentire, una propria autentica visione delle cose della vita.

“Sono molto felice della possibilità di prorogare l’apertura di questa edizione che potrà dare nuova visibilità ai giovani fotografi del LAB. Sin dal 2014, ogni edizione del ‘laboratorio irregolare’ ha per me un valore immenso di restituzione e condivisione. – spiega Antonio Biasiucci – Oggi restituisco quello che mi è stato dato, perché non ha senso che sia io solo a salvarmi. Metto a disposizione le mie conoscenze, affinché sia dato spazio, tempo e possibilità ad altri di fare fotografia attraverso un Laboratorio ispirato ad Antonio Neiwiller, regista napoletano scomparso venticinque anni fa, che io considero mio maestro. Il Laboratorio produce immagini essenziali, nelle quali l’autore può trovare una parte di sé; sono immagini che si aprono all’altro. Dura circa due anni ed è composto ogni volta da un gruppo eterogeneo di 8 giovani autori dove il confronto, lo scambio, l’empatia verso l’altro sono una premessa fondamentale affinchè ognuno possa trovare un proprio linguaggio. Hanno condiviso, mostrando fotografie di volta in volta, le loro esperienze di vita. Ognuno è stato reso partecipe, assistendo al processo artistico dell’altro.”

Gli autori del LAB hanno raccontato la propria “epifania” (dal greco επιφάνεια, manifestazione, apparizione), realizzando portfolio fortemente diversi tra loro sia per forme che per contenuti. Otto narrazioni, sguardi autonomi, progetti eterogenei guidati da un unico metodo.

Il lavoro di Paolo Covino dal titolo Altari nasce dall’esigenza di riallacciarsi alle proprie origini, di ritrovare un territorio, il Sannio e l’Irpinia, e le persone che lo abitano, custodi di una memoria in disfacimento.

In Cosmi, Alessandro Gattuso indaga il tema del genere e dell’identità, in un confronto intimo e diretto con i soggetti ritratti.

Per Amalìa, Valeria Laureano si ispira a una storia vera che vede protagonista Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio, donna serial killer degli inizi del ‘900: un’esplorazione dell’universo femminile complesso e misterioso, che nella sua indecifrabilità, attrae e respinge.

Laura Nemes-Jeles in Grazia affronta il tema della famiglia, attraverso l’esperienza vissuta della sorella autistica, diventata per tutti misura esistenziale.

Nel lavoro La Montagna, Claire Power evoca la fragilità dell’onnipotenza umana di fronte allo “sterminator Vesevo”, come cantava Leopardi, e richiama la potenziale catastrofe che soggiace alla vita tellurica dei suoi abitanti, sempre sull’orlo della dissolvenza.

Piena di grazia di Ilaria Sagaria è il racconto di una storia dimenticata o mai raccontata, storia di carne, espiazione, paure, sussurri e tormento in cui corpi femminei, nudi e crudi, si muovono nell’ombra dentro spazi indefiniti che sembrano suggerire un’altra realtà.

Dal dolore per la perdita del padre, nasce Apnea, il lavoro di Giuseppe Vitale che riconduce nel grembo materno, in una dimensione ancestrale e ultraterrena fino a guardarsi dentro riscoprendo la propria natura.

Nella serie Archèo Tommaso Vitiello indaga il valore delle cose, attraverso storie interrotte di mondi ormai fermi di cui restano solo i reperti, le tracce di un vissuto domestico passato, avvolto nel silenzio.

Il catalogo Epifanie/03, a cura di Alessandro Leone, è arricchito dai testi critici di Antonio Biasiucci, Goffredo Fofi, Giovanni Francesco Frascino, Stefano De Matteis, e Alessandra Troncone ed è edito da Giannini Editore.

“Fare il Laboratorio significa intraprendere un percorso introspettivo, aiuta a distinguere il fondamentale dall’effimero, ad acquisire una forma mentis e una metodologia che è funzionale alla realizzazione di un portfolio di immagini nate dal confronto con il soggetto scelto. Nel Laboratorio non si privilegia un genere ma, al contrario, si punta alla cancellazione del genere. È privilegiato solo il proprio dire che eventualmente può prevedere più generi per comunicarlo. Aiuta a capire che lo scambio, il confronto, il relazionarsi sono fondamentali per crescere, insegna ad avere il coraggio di presentarsi nudi, con la consapevolezza che è questo l’unico modo possibile”, così Biasiucci racconta il suo Laboratorio Irregolare.

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