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Etienne-Jules Marey: lo scemo di Posillipo inventò il cinema

di Luca Sorbo *

L’archivio storico della Stazione Zoologica Anton Dhorn di Napoli custodisce importanti tesori. In particolare, sono conservati gli esperimenti fotografici realizzati da Etienne-Jules Marey (1830-1904) a Napoli. Sono immagini di straordinario interesse perché, oltre al valore scientifico per lo studio del volo degli uccelli e del movimento dell’uomo, possono essere considerate il primo esperimento di immagini in movimento e, quindi, la prima sperimentazione del cinema che sarà ufficialmente presentata a Parigi dal fratelli Lumiere nel 1895.

Lo studioso francese tra il 1870 ed il 1895 trascorse il periodo invernale nella città partenopea tanto da acquistare una casa a Posillipo, Villa Maria. Le ragioni di questa sua permanenza sono probabilmente dovute alla sua relazione con Madame Vilport, già sposata con Joseph Vilport, direttore del Globe. La donna aveva dei gravi problemi di salute e i medici le avevano consigliato di risiedere in un una città con un clima mite.

A Napoli, però, ebbe anche l’amicizia dello studioso tedesco Anton Dhorn, che nel 1872 aveva fondato la Stazione Zoologica all’interno della Villa Comunale a pochi passi dal mare, in modo da poter studiare con facilità la fauna ittica. La frequentazione di Dhorn fu molto importante poiché diede a Marey l’occasione di proseguire i suoi studi potendo contare sulla collaborazione di una istituzione di grande qualità ed all’avanguardia nella ricerca.

La prima invenzione che Marey realizzò a Napoli fu il fucile fotografico. In pratica era un tubo con all’interno un obiettivo in grado di realizzare 12 scatti con un tempo di posa di 1/720 al secondo. Si racconta che le persone che lo vedevano con questo attrezzo simile ad un fucile puntare gli uccelli restavano molto stupite perché non c’era mai il rumore dello sparo e soprattutto non cadeva mai nemmeno un volatile e per questa ragione lo denominarono “lo scemo di Posillipo”.

Il 1882 Marey scrive da Napoli: “Invio campioni di fotografie di uccelli in volo: 12 immagini al secondo”.

Nel 1887 fa realizzare dei modelli di gabbiani in volo in differenti posizioni da uno scultore locale, dopodiché li dipinge di bianco e li inserisce in uno zootropio, ottenendo una riproduzione realistica del volo come mai si era vista in precedenza.

Nel 1883 realizza, sempre a Napoli, il cronografo a disco rotante con lastre fisse.

Nel 1890 inventa il cronofotografo a manovella con pellicola mobile. In questo apparecchio sarà utilizzata la pellicola in nitrato d’argento inventata dall’americano George Eastman Kodak nel 1885

Grazie a tutti questi nuovi strumenti tra il 1890 ed 1892 realizza delle sequenze fotografiche che viste con un proiettore possono essere considerate dei piccoli filmati. Di particolare fascino è L’Onda del 1891.

Le finalità di Marey furono essenzialmente scientifiche, il suo ricercare era solo per la comprensione del movimento degli esseri viventi, dagli insetti all’uomo, non ebbe mai alcun interesse a un uso spettacolare delle sue scoperte. In questo si distinse da Muybridge che, al contrario, cercò subito di sfruttare commercialmente i suoi studi sul movimento dei cavalli. È da notare che il metodo di Marey si differenzia da quello di Muybridge perché, mentre il primo realizza differenti immagini dello stesso soggetto avendo sempre lo stesso punto di vista, il secondo utilizzando numerosi apparecchi di ripresa ottiene immagini in cui il punto di vista cambia continuamente.

Nonostante la riluttanza di Marey verso un uso non scientifico delle sue immagini queste ebbero una grande influenza sia sulla storia del cinema che su quella dell’arte Basti pensare alle ricerche visive dei futuristi che si nutrirono e trovarono ispirazione in queste sperimentazioni.

Nel 2014 l’associazione Lux in fabula diretta da Claudio Correale in collaborazione con Massimiliano Maja, archivista dell’istituto di ricerca della Stazione Zoologica Anton Dhorn nella Villa Comunale e custode della sua memoria storica, hanno organizzato un interessante iniziativa al Palazzo delle Arti di Napoli ed hanno per la prima volta presentato queste immagini.

Questa iniziativa dimostra in modo inequivocabile l’importanza degli archivi, della loro conservazione e della loro valorizzazione.

(*) esperto in storia e tecnica della fotografia
già docente Accademia di Belle Arti

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