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Forum Nazionale Servizio Civile, Borrelli confermato presidente

NAPOLI – Lo scorso 8 giugno si è svolta la XIV assemblea dei soci del Forum Nazionale Servizio Civile. Insieme all’elezione degli organi statutari, con la riconferma del presidente Enrico Maria Borrelli di Amesci, l’ingresso dell’AICS e del Centro Studi Futura nel Consiglio Nazionale del FNSC, l’attivazione di 4 dipartimenti tematici e l’ammissione a nuovo socio del Consorzio Proodos, l’assemblea ha ospitato una Tavola Rotonda sullo stato dell’arte della riforma e le prospettive del Servizio Civile in Italia e in Europa, cui hanno preso parte la presidente della Consulta Nazionale servizio civile, Feliciana Farnese, e la dirigente del Servizio Programmazione e Accreditamento del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, Silvia Losco.

Il Consiglio Nazionale rinnovato dall’assemblea è composto da Vincenzo Falabella (Fish), Alessandro Sansoni (Modavi), Palmerino Altiero (Expoitaly), Marco Perissa (Opes), Maurizio Toccafondi (Aics), Carmelo Cortellaro (Centro Studi Futura) ed Enrico Maria Borrelli (Amesci). I quattro dipartimenti tematici, che approfondiranno l’impiego del servizio civile in ambiti di particolare interesse, sono stati affidati alla responsabilità di Gianluca Di Ascenzo (Codacons, Dipartimento Consumatori), Pasquale Antonio Riccio (Campus Salute, Dipartimento Salute e Benessere), Francis Cirianni (CUSI, Dipartimento Sport) e Alessandro Manna (AGCI, Dipartimento Cultura e Ambiente).

“Il Servizio Civile Universale è un Istituto della Repubblica finalizzato alla difesa della Patria, una scuola di cittadinanza che aiuta i giovani a crescere e a formarsi nei valori costituzionali, li prepara alla vita adulta e al mondo del lavoro – sottolinea Borrelli -. Questo strumento di partecipazione attiva dei giovani, ha la straordinaria capacità di educarli con i valori della solidarietà, dell’inclusione, del rispetto e della cura dei più fragili, della tutela del patrimonio storico, culturale e ambientale, arricchendoli di un bagaglio di conoscenze e competenze fondamentali per la loro crescita. Questa è la formazione più importante che lo Stato deve assicurare alla futura classe dirigente del Paese e siamo convinti che, sulla scorta dell’esempio italiano, anche l’Europa debba dar vita ad un servizio civile comunitario”.

“Una scuola pubblica come il servizio civile deve essere però accessibile a tutti, universale in senso sostanziale e non creare discriminazioni – aggiunge Borrelli -. Nel 2017 la riforma si è posta obiettivi ambiziosi, primo fra tutti quello di renderlo universalmente accessibile a tutti i giovani che chiedono di parteciparvi. A distanza di quattro anni, nonostante un intenso dibattito politico e un’attenzione dell’opinione pubblica sempre maggiore, meno della metà dei giovani che fanno domanda riesce ad accedervi: nel 2021, a fronte di 125.286 domande di partecipazione ricevute i posti disponibili sono stati 55.793 (44,5%). Il Forum chiede al governo e al Parlamento di renderlo una politica strutturale e dotarlo di fondi stabili per non mettere, di anno in anno, a rischio l’intera esistenza di un sistema che vanta oltre 14.000 enti e accoglie già oggi oltre 50.000 giovani in servizio”.

Forti sono le preoccupazioni del Forum anche sulla sostenibilità futura di questo Istituto, che affida esclusivamente agli enti la responsabilità organizzativa ed economica dei progetti di servizio civile universale.

“Il servizio civile è l’unica scuola in cui lo Stato paga gli alunni e non si preoccupa di investire nelle strutture e nei docenti – prosegue Borrelli -. Con quali risorse gli enti del Terzo settore e i piccoli comuni possono far fronte alla gestione delle sedi, alla realizzazione dei progetti, alla formazione dei giovani, al monitoraggio e alla valutazione delle attività, alla valorizzazione e alla certificazione delle competenze dei giovani? A queste domande non vengono offerte risposte dalle istituzioni, mentre le condizioni di ingaggio per gli enti, soprattutto a seguito della riforma, hanno subito modifiche sostanziali e gravose. Come potremmo non evidenziare il palese rischio di insostenibilità”?

“La sussidiarietà non può e non deve rappresentare per lo Stato l’occasione di trasferire impropriamente responsabilità e oneri di sua competenza a carico della società civile e del Paese. In quasi 50 anni dall’introduzione del servizio sostitutivo civile nel 1972 – spiega Borrelli -, gli enti si sono resi disponibili ad accogliere i giovani e ad inserirli in attività e progetti di interesse generale le cui ricadute vanno a beneficio del Paese, dei cittadini e dei giovani stessi. Non certo degli enti. Occorre ripensare al modello di servizio civile e alla sua sostenibilità, con una diversa distribuzione delle responsabilità e delle spese: non chiediamo assolutamente risorse che generano profitto per gli enti, ma riteniamo che sia legittimo rimettere allo Stato la copertura dei costi vivi connessi alla realizzazione di politiche pubbliche. Quando la sussidiarietà richiesta al terzo settore non è sostenuta dallo Stato, come dovrebbe e come avviene in tutte le altre politiche pubbliche finanziate, diventa una tassa”.

“Grazie ai 250 milioni di fondi che il PNRR ha stanziato per il servizio civile che si sommano ai 400 milioni di fondi nazionali, avremo l’occasione di ripensare e potenziare il servizio civile rendendolo sempre più funzionale agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030. Nel prossimo futuro – conclude il presidente del Forum Nazionale Servizio Civile – vediamo tuttavia opportunità e rischi: l’opportunità è quella che l’Italia si doti della più efficace politica sociale giovanile a livello europeo, mentre il rischio è che il servizio civile sia invece frainteso e relegato a politica attiva del lavoro, smarrendo completamente la sua vocazione e la sua finalità istitutiva. Per questo motivo auspichiamo che si avvii presto un confronto stabile con la ministra Dadone, che ne ha la delega politica, e con il Parlamento che ha il compito di ridisegnare i contorni giuridici ed operativi di questo Istituto per renderlo, dopo 50 anni di positiva sperimentazione, una politica finalmente strutturale del nostro Paese”.

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