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Giuseppe De Lorenzo, da Monteverde Irpino a Capo Nord in Mountain Bike

di Flavio Pagano *

Il ciclista di Monteverde irpino Giuseppe De Lorenzo ha compiuto un’impresa storica, e in suo onore dedichiamo il ‘Presunto innocente’ di oggi allo sport. La domanda è: sarà poi vero che lo sport del Mezzogiorno, malgrado l’indubbia inferiorità strutturale rispetto al Nord, dia risultati deludenti?

Il responso che ci arriva dalle Olimpiadi, sembra smentirlo con decisione: la Campania è infatti la quarta regione più medagliata d’Italia (dopo Lombardia, Lazio e Veneto), seguita da Puglia e Sicilia.

E adesso arriva Giuseppe De Lorenzo con un’impresa che, se fosse avvenuta nell’ambito olimpico, avrebbe ora meritatissima fama mondiale: pochi giorni fa, infatti, De Lorenzo è stato il primo uomo al mondo a portare a termine, usando una mountain bike, una delle imprese sportive più proibitive che esistano al mondo: la “North Cape 4000”.

Quattromilacinquecento chilometri da percorrere in 22 giorni, e non uno di più, attraverso 11 Stati europei, dall’Italia al Circolo polare artico. Solo chi arriverà a destinazione può ottenere l’attestato di “finisher”: riceverlo in pratica equivale a vincere, perché questa gara è così massacrante, che la vittoria consiste nel portarla a termine. La media necessaria per completare in tempo il percorso è di 250 km giornalieri, ma i dislivelli dei primi giorni sono tremendi, perché c’è da passare le Alpi, e quindi bisogna recuperare nelle tappe successive, in pianura. Lì De Lorenzo è andato all’attacco, percorrendo dai 300 ai 400 km al giorno. E in soli 17 giorni, anticipando l’arrivo di cinque giorni, ha raggiunto CapoNord. Ad attenderlo, non solo l’ambitissimo attestato di cui dicevamo,  ma quello, realmente storico, di primo atleta al mondo a portare a termine la “North Cape 4000” in sella ad una mountain bike.

“Pedalare su una mountain bike è tutt’altra cosa che pedalare su una bici da corsa: la posizione in sella e le caratteristiche del mezzo aumentano il dispendio di energia”, spiega De Lorenzo. Ma lui è un duro e, con i suoi 49 anni portati in piena forma, è riuscito a vincere la sfida.

Del resto parliamo di uno sportivo a tutto tondo, uno che sin da ragazzo ha praticato basket, pallavolo, tennis, nuoto, calcio: “La bicicletta è da sempre parte della mia vita”, ci dice con orgoglio, “la prima bicicletta da strada, una Cannondale rossa, risale a circa trent’anni fa. Poi l’interesse per il ciclismo è andato via via crescendo, e sono passato alle mountain bike.”

Ma questa non è la sua prima impresa su due ruote: nel 2018 Giuseppe de Lorenzo aveva infatti compiuto un’altra maratona del pedale, percorrendo oltre 4000 km in solitaria, in 24 giorni, attraverso un altro entusiasmante percorso transeuropeo. In quel caso partì da Lisbona, percorrendo il cosiddetto “cammino portoghese” fino a Santiago de la Compostela, in Spagna. Poi, scavalcando i Pirenei (e dunque in qualche modo seguendo a ritroso il percorso degli antichi pellegrini lungo la via francigena) è arrivato in Francia e di lì è tornato in Italia, dove aveva posto l’ideale arrivo, nella natia Monteverde, splendido, antichissimo borgo in provincia di Avellino.

Da allora il suo interesse per l’ultracycling è andato sempre crescendo, e l’ha visto protagonista di innumerevoli gare sulla lunghissima distanza: “La ‘NorthCape4000’ era un sogno per me”, racconta De Lorenzo, “sentivo forte il richiamo del grande Nord. È una gara di ultra distanza estrema, con il più alto livello di difficoltà al mondo. Nel 2020 il COVID-19 non ne permise la realizzazione, ma quest’anno l’opportunità si è concretizzata e il 24 luglio ero ai blocchi di partenza, a Rovereto. Eravamo in duecento, provenienti da tutto il mondo. I giorni più difficili sono stati quelli dell’attraversamento della Lettonia e della Lituania, con pioggia e vento. Poi bisogna saper gestire energie e risorse di cibo e acqua, ed essere organizzati per passare la notte in tenda, ovunque capiti. Ho trovato tanta solidarietà e tanta bellezze lungo la strada, ma devo dire che dalla Finlandia fino a Capo Nord lo spettacolo della Natura toglie il respiro. Da Rovaniemi” (la fiabesca capitale della Lapponia, tradizionalmente considerata paese natale di Babbo Natale, nota per le aurore boreali), “fino a Capo Nord si viaggia in compagnia di renne, gabbiani, volpi e lepri… Indimenticabile!”

Nel suo paese, Monteverde, non nuovo a ‘primati europeisti’ come questo, essendo stato insignito del prestigioso premio dell’UE per il miglior progetto di accessibilità, c’è grande entusiasmo per l’impresa di Giuseppe. E lo stesso ovviamente in famiglia. Maria Cristiani, moglie di Giuseppe, è infatti la sua prima tifosa e il suo sostegno, puntuale e sicuro, insieme agli amatissimi figli Michele, di 19 anni, Vincenzo di 15, e Amira di 7anni.

Un grande successo per tutto lo sport italiano. Un successo che, ancora una volta, arriva dal Sud.

(*) scrittore

 

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