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Guy Bourdin tra arte e moda Al blu di Prussia

di Luca Sorbo *

Niente come l’effimero ci sa raccontare l’eterno ed il senso della vita. Sono tanti i fotografi di moda che nel corso della loro attività professionale hanno sviluppato una ricerca visiva di grande spessore culturale.

Maria Savarese sta provando ad indagare il confine tra arte e moda con un ciclo di mostre Al blu di Prussia, avviato con un intenso progetto espositivo di Giovanni Gastel, che è sempre stato molto generoso nel confrontarsi con il pubblico e là cui perdita è davvero un dolore enorme.

L’autore della attuale mostra, che sarà visitabile fino al 29 gennaio 2022, è uno dei più interessanti della seconda metà del Novecento, Guy Bourdin.

La mostra  A message for you arriva a Napoli grazie alla Fondazione Mannajuolo ed alla Guy Bourdin Estate. Sono 70 fotografie prodotte tra il 1977 ed il 1980 e  realizzate pMeyerarles Jourdan, Vogue France e per i calendari Pentax e Versace. Alcune immagini sono state selezionate solo per la mostra a Napoli. Lavori professionali, dove però Bourdin, grazie anche alla grande capacità interpretativa della modella Nicolle Meyer, vive una sua ricerca interiore che si nutre di alcune esperienze drammatiche della sua vita. Era stato abbandonato da piccolo dalla madre, di cui ricordava solo che era rossa, truccata pesantemente e portava scarpe vistose. Sua moglie Solange muore suicida dopo dieci anni di matrimonio. Le sue fotografie somigliano ad enigmi, ci trascinano nel mistero e nelle angosce del suo autore e fanno emergere i nostri enigmi e le nostre angosce. L’autore nel vivere il suo dramma interiore trova una voce universale che provoca risonanze e coinvolge lo spettatore.

Questa mostra si inserisce nel lungo percorso di curatrice d’arte e fotografia di Maria Savarese,  che si è concentrata nnell’esplorazione degli archivi di alcuni dei principali fotografi italiani, come Fabio Donato, Gianni Fiorito, Cesare Accetta, Giovanni Gastel per ricostruire un aspetto significativo dei loro percorsi.

Al Blu di Prussia, diretto oggi da Giuseppe Mannajuolo e Mario Pellegrino, si conferma una trincea di arte e cultura nel quartiere più elegante di Napoli all’interno di uno dei palazzi più belli della città, continuando l’opera che nel 1943 aveva cominciato Guido Mannajuolo, regalando, in anni tragici e difficilissimi, un luogo di cultura e di confronto artistico che è ormai parte della storia dell’arte italiana.

(*) esperto in storia e tecnica della fotografia
già docente Accademia di Belle Arti

(foto di Luca Sorbo)

 

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