Privacy Policy Il Sud e il senso del tempo - Sud Notizie
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di Flavio Pagano *

“Presunto innocente” di oggi è il senso del tempo. O meglio la sua mancanza che, a quanto pare, è purtroppo una sindrome pseudoatarassica ancora molto diffusa al Sud.

Il fatto che ci ispira questa riflessione è di una banalità imbarazzante: via Carlo Olmi, una strada comunale di Furore (apice collinare della Costiera Amalfitana, e quindi ineguagliabile trampolino dello sguardo per tuffarsi in panorami fra i più belli al mondo), è stata ostruita due anni fa dalla frana della parete rocciosa che la costeggia. L’evento è stato causato da un semplice temporale, e per fortuna non c’è stato alcun ferito. L’Ufficio Tecnico del Comune di Furore, effettuato un sopralluogo, ha disposto la chiusura al traffico pedonale e veicolare, ordinando al privato proprietario del costone crollato, la messa in sicurezza.

E sapete poi cos’è successo? Assolutamente niente.

A entrare in scena, infatti, è stato il “non-senso del tempo” tipico della sonnacchiosa mentalità levantina: a due anni di distanza da questo provvedimento, infatti, la strada che collega la Statale 366 alla monumentale Chiesa di San Giacomo continua ad essere chiusa, e il conseguente divieto di transito continua a costituire un disagio per tutti: per chi vorrebbe andare a messa (molti sono anziani), ma anche per gli operatori turistici e gli imprenditori che hanno necessità di percorrerla per l’esercizio della propria attività.

Nelle adiacenze del luogo, infatti, e sempre da circa due anni, è stata avviata un’attività ricettiva, il “Relais San Giacomo”, grazie alla quale (investendo i risparmi di una vita) la zona era stata egregiamente riqualificata, restaurando un antico casale, comprese le opere d’arte in esso contenute, fra cui la statua lignea di San Pasquale, patrono del paese. Inoltre, la strada in questione è via di accesso ai vigneti dell’azienda vinicola di Marisa Cuomo, brand di fama internazionale.

Cosa si può fare, dunque, per recuperare evitare che questa vicenda, come infinite altre, si trasformi in un’eterna palla al piede che impedisce alla comunità di vivere serenamente e operosamente?

L’abbiamo chiesto alla leader di tante iniziative in difesa del territorio, Antonella Marchese, consigliere di opposizione, che a questo non-senso del tempo non si arrende e che sogna ostinatamente per la sua Furore un futuro moderno e vincente: “Il Comune di Furore, rappresentante dello Stato a livello locale”, ci risponde prontamente, “non può disinteressarsi del luogo, soprattutto in una fase di ripresa economica così delicata a causa della pandemia. Quindi, anziché limitarsi ad ordinare genericamente a un privato di eseguire i lavori di messa in sicurezza, tenuto conto che si tratta di interventi che richiedono cospicui esborsi e che sussiste un evidente interesse pubblico alla riapertura della strada, il Comune avrebbe potuto e dovuto provvedere direttamente”.

E “immediatamente”, aggiungiamo noi. Quella in cui il domani si trasforma in domai è una logica perversa, che sopravvive fra malinconiche, angoscianti, continue procrastinazioni. C’è sempre una scusa, c’è qualcun altro che ha la colpa di tutto, e c’è sempre qualcun altro che dovrebbe occuparsene e non lo fa… E non se ne esce mai.

Se vogliamo vincere le sfide del futuro, se non vogliamo perdere il passo con un mondo che corre e continuare a rimanere indietro, questo sistema di pensiero deve cessare. Subito. Perché il tempo è un parametro vitale dell’economia. Essere intempestivi, crea povertà.

“Time is money”, dicono gli anglosassoni, citando un aforisma attribuito a B. Franklin. Ed è una semplice, grande verità, che in troppi, ancora, nel nostro povero Sud, proprio non riescono a capire.

(*) scrittore

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