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La collezione di RIta e Riccardo Marone alla Fondazione FOQUS

di Luca Sorbo *

“La mia scelta parte dall’immagine. Se un’immagine mi colpisce ed è di un autore a me sconosciuto, inizio ad informarmi, a cercare di scoprire di più dell’autore che l’ha realizzata. Nel corso degli anni ho affiancato i grandi nomi a fotografi della più oscura provincia che, però, hanno dato vita ad immagini di tutto rispetto in grado di provocare emozioni in chi le sa guardare. Mi piace scoprire mondi nuovi.”

Da queste parole di Riccardo Marone emerge la passione e la competenza che lo hanno guidato, insieme alla moglie Rita, nella costruzione di una delle più importanti collezioni private di fotografie italiane. Sono immagini dai primi del Novecento fino ai giorni nostri. Marone non segue né le mode né il mercato cerca di assecondare il piacere della retina ed i propri interessi culturali e politici. Esponente di spicco della giunta Bassolino è stato tra i più fermi sostenitori di uno svecchiamento della cultura cittadina, favorendo le iniziative culturali legate all’arte contemporanea, che hanno trovato nelle stazioni della metropolitana un luogo dove coinvolgere il pubblico nelle ricerche artistiche più avanzate. In particolare ha sostenuto la necessità di dare visibilità al lavoro dei fotografi che sono sempre stati ai margini della vita culturale e a tal fine sono state presentate delle foto di grandi dimensioni nel passaggio tra la fermata Cavour e quella Museo di Luciano D’Alessandro, Mimmo Jodice, Fabio Donato, Antonio Biasiucci e Raffaela Mariniello.

Il 29 settembre è stata inaugurata alla Fondazione FOQUS una mostra a cura di Angela Madesani con una settantina di immagini selezionate tra le migliaia presenti in collezione.

La passione per il collezionismo ha coinvolto Riccardo Marone fin da giovanissimo. A soli 14 anni acquista un disegno di Guttuso con i soldi avuti in regalo per una brillante prestazione scolastica. Poi si appassiona alla fotografia, impara a stampare e comincia a conoscere i grandi nomi della fotografia italiana ed internazionale. Il collezionismo come pratica attenta e continua caratterizza, però, solo gli ultimi 20 anni dove segue le fiere, le mostre e le aste e cerca di costruire un suo personale percorso visivo.

È molto critico verso alcune fiere e mostre in cui vengono presentate le fotografie solo seguendo le mode imposte dal mercato e senza accurate didascalie sull’epoca e sul tipo di stampa. Il suo collezionare non è legato ad un discorso speculativo, non vuole vendere le singole immagini ad un prezzo superiore a quello di acquisto, ha solo il desiderio di costruire un proprio percorso nella storia della fotografia italiana e di confrontarsi con gli originali di alcuni grandi maestri.
Opere di pregio ce ne sono molte, da Mario Giacomelli a Fulvio Roiter, da Stefano Brigarelli ad Arturo Ghergo, da Tazio Secchiarioli a Romano Cagnoni, fino ai giovani Eduardo Castaldo e Monica Biancardi, ma sono presenti anche immagini di autori poco conosciuti che lo hanno incuriosito.

Molte immagini sono legate al mondo della cronaca politica e sociale, del cinema, ma ha anche una grande attenzione agli autori che si sono dedicati alla ricerca visiva pura come Giuseppe Cavalli e Federico Vender.

Grande la presenza dei fotografi napoletani tra cui ricordiamo Luciano Ferrara, Mimmo Jodice, Luciano D’Alessandro, Gianni Fiorito, Massimo Cacciapuoti, Caio Mario Carrubba, Ermanno Rea, Antonio Sansone, Antonio Biasiucci, Raffaela Mariniello e tanti altri. Il grande merito della collezione è che è stata realizzata concentrandosi solo sui contenuti e non sulle quotazioni di mercato.

Di grande pregio è il voluminoso catalogo, edito da NOMOS e curato da Angela Madesani. Sono 324 pagine dove le foto sono ben stampate e commentate. Il volume si apre con un’intervista a Riccardo Marone corredata da alcune sue foto.

Le prime immagini pubblicate nel volume della collezione sono strepitose, abbiamo un opera di Tina Modotti, una di Anton Giulio Bragaglia ed una di Giulio Parisio. Il libro si sfoglia con grande piacere e le didascalie sono interessanti. Un’ opera davvero meritoria è stata la pubblicazione della biografia di tutti gli autori presenti nel volume, opera meritoria perché consente di avere informazioni su fotografi che purtroppo per varie ragioni sono stati trascurati dalle storie ufficiali.

A questo volume ne seguirà un secondo dedicato alle immagini a colori presenti in collezione.

Aspettiamo fiduciosi questo secondo atto che sicuramente sarà denso di sorprese.

(*) esperto in storia e tecnica della fotografia
già docente Accademia di Belle Arti

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