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La nottata deve ancora passare, serve un ‘patto per Napoli’

di Mariano D’Antonio (*)

Lievi segnali di ripresa dell’economia locale si scorgono frequentando i luoghi più caratteristici di Napoli. Non assistiamo ancora ad una marcia soddisfacente. Non possiamo parlare di crescita degli affari, di un aumento diffuso dell’occupazione. Ma abbiamo tracce diffuse di fiducia e promesse di risveglio economico.

I giovani della piccola borghesia locale si danno da fare per guadagnare qualche soldo trasportando merci (per lo più alimenti) da un punto all’altro della città. I gestori di negozi prendono più cura della clientela sollecitando gli acquirenti a rispettare le fila e a precisare quantità e qualità della lista della spesa. Le forze dell’ordine (carabinieri, guardie municipali, agenti di polizia privata) vigilano sulla sicurezza e sono rispettate dai cittadini. I prezzi dei prodotti scambiati sono quelli quotati in vetrina su cartelli in buona evidenza.

Questa è una rappresentazione dei fatti che può essere facilmente etichettata come buonista, ottimista, parziale, mentre – direbbe un osservatore più realista – le cose stanno diversamente: l’economia di Napoli ancora langue, le transazioni sono limitate, i napoletani sono ancora in attesa che la notte debba passare e aspettano un futuro più radioso. L’opinione prevalente, si dice, è che la bottiglia è ancora per metà vuota e ce ne vorranno anni per riempirla.

Quanti anni ci vorranno e chi ci aiuterà a riempirla? Dobbiamo liberarci della classica aspettativa che avvenga un miracolo inatteso e il corso della storia inverta una tendenza secolare, la tendenza alla miseria dei napoletani. Il mondo è cambiato e perfino il presidente americano, l’uomo più potente che sta sulla scena, scivola due volte sulla scaletta dell’aereo. Quante volte dovranno inciampare i napoletani prima d’imboccare una strada giusta?

Ci sono buone premesse perché il nostro percorso sia meno accidentato, anche se non sarà facile.

Un punto di forza dell’economia partenopea è la dotazione di risorse delle quali siamo forniti. Sono risorse della natura (il clima mite ma pure la cordialità d’animo della popolazione) e sono risorse ereditate dalla storia della città e del suo territorio.

La valorizzazione di questa ricchezza non sarà facile, come talvolta si dice. Dipenderà da molti fattori, in primo luogo dalle istituzioni pubbliche locali che hanno competenza nel tutelare la salvaguardia dell’ambiente naturale e della sua storia. Possiamo avere fiducia che questi interventi saranno nel prossimo futuro numerosi, articolati, coordinati. Ci sarà l’occasione per stipulare, per così dire, un grande patto per Napoli, per definire compiti e responsabilità degli Enti chiamati in causa, per evitare l’annoso scaricabarile che è nella memoria collettiva.

I pericoli che ciò non riesca e si ripeta il vizio di sempre, che dietro l’apparente concordia tra i responsabili politici si apra una guerricciola a chi si debba collocare in prima fila, questo vizio non può essere escluso. Ma la prova che Napoli e i napoletani intanto avranno superato, porta a ben sperare in un futuro nel quale prevalga l’interesse collettivo.

Un elemento nuovo, di contorno, ha animato le strade della città in questi mesi, l’ha addolcite e ingentilite. Sono apparsi i cagnolini, i cuccioli domestici, che fanno compagnia ai bambini e alle persone di mezza età. Sono innocui e se sono curati e addestrati, non compromettono l’igiene delle strade. Danno un tocco di buon augurio e di vivacità ad un ambiente altrimenti affollato da cittadini di età avanzata visibilmente in affanno sotto la copertura delle mascherine.

(*) economista

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