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Le criticità finanziarie degli Enti Locali di piccole dimensioni

di Ferdinando Capuozzo (*)

E’ ormai sempre più diffuso il fenomeno delle sofferenze finanziarie nei Comuni di piccole dimensioni. I dati, forniti dal Ministero dell’Interno, mettono in evidenza che il fenomeno è concentrato soprattutto nelle regioni del Sud laddove il reddito pro-capite è più basso rispetto ad altre aree del nostro Paese. Complessivamente dal 2012 al 2018, risultano attivate 355 procedure di riequilibrio finanziario pluriennale.

L’istituto del dissesto, invece, più longevo del riequilibrio, ha interessato 626 Enti. Più del 70% delle procedure di riequilibrio sono state attivate dai comuni delle regioni del sud Italia e, analogamente, la più alta percentuale di casi di dissesto si è registrata in Sicilia, Calabria e Campania. La conferma che a soffrire di più sono i comuni con minore popolazione è dato dal fatto che, nell’arco di tempo considerato, hanno fatto ricorso alla procedura del riequilibrio, per il 45% dei casi, i comuni appartenenti alla fascia dimensionale più piccola, ossia i comuni con popolazione residente compresa tra 1 e 4.999 abitanti. Alla medesima fascia di popolazione appartiene il 62% dei Comuni che hanno dichiarato il dissesto.

I fattori che hanno inciso sulla diffusione delle sofferenze finanziarie, nei piccoli Comuni, possono essere distinti, sinteticamente in due filoni, da un lato le criticità endogene degli Enti e dall’altro le mutate condizioni esterne dettate da una normativa nazionale sempre più stringente. Le criticità, interne agli Enti stessi, sono essenzialmente legate a politiche di gestione orientate al breve periodo, impreparazione del personale, inefficienze organizzative, tendenza degli amministratori a celare la crisi finanziaria del proprio ente (lo squilibrio tende ad emergere quando si crea una discontinuità politica nel comune con il cambio di coalizione), rigidità strutturale di bilancio, scarsa attenzione alla gestione dei flussi finanziari.

Il vero problema, però, comune a tutti gli Enti è la scarsa capacità di riscossione che ha come diretta conseguenza una ridotta capacità di far fronte agli impegni finanziari da un lato e ad un uso spropositato dell’anticipazione di tesoreria dall’altro. Purtroppo, ancora oggi, non si attuano in modo adeguato tutti gli strumenti per individuare le cause di squilibrio con conseguente impossibilità di intervenire tempestivamente per la loro rimozione.

Tra i fattori esogeni, che hanno inciso in tutti gli Enti locali su tutto il territorio nazionale, c’è innanzitutto una radicale riduzione dei trasferimenti statali contestualmente ad una incertezza dei loro flussi, impossibilità di aumentare le aliquote delle imposte e tasse locali oltre la soglia stabilita, carenza di un quadro normativo rafforzativo degli strumenti di riscossione, mancanza di una strategia di medio-lungo periodo di utilizzo delle risorse disponibili.

In sintesi, si avverte la netta sensazione che il Legislatore nazionale, nell’ultimo decennio, abbia «scaricato» sulle spalle degli Amministratori locali troppi carichi facendo leva su un uso distorto dell’autonomia finanziaria. I Comuni, invece, sono gli enti territoriali di massima prossimità, i terminali più remoti del potere amministrativo dello Stato, il primo livello della democrazia rappresentativa e andrebbero messi in condizioni di poter agire nel migliore dei modi perché sono il luogo principe in cui si può approfondire la questione dei «beni comuni», nel loro nesso con le funzioni fondamentali dello Stato. Appare, soprattutto in questo momento storico, indispensabile un deciso cambio di rotta.

(*) commercialista

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