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Le necessarie dislessie visive di Stefano Cerio

di Luca Sorbo *

“Di fronte all’obiettivo Cerio orchestra l’incontro enigmatico tra uno scenario naturale vasto e solenne, ma oramai colonizzato da un turismo aggressivo e distratto, e strani oggetti fuori contesto, che si gonfiano e sgonfiano in un ciclo senza fine, nell’attesa inane di chi possa utilizzarli nel gioco. I gonfiabili sono solitari performer inorganici delle cui azioni l’artista e le sue appendici tecniche sono i soli testimoni, mentre a noi che li osserviamo a distanza resta solo la casuale perturbante somiglianza con le presenze “reali” similmente abbandonate nel paesaggio.”

Questo è un breve passo dell’ efficace testo di Stefano Chiodi per il libro fotografico, anche se forse dovremmo dire del libro d’artista, di Stefano Cerio dal titolo AQUILA edito da Hatje Cantz, di 96 pagine, con la grafica di Giulia Boccarossa.

Un prodotto editoriale pregiato che cerca di comunicare, anche in modo tattile, il senso della ricerca visiva.

Le immagini realizzate si inseriscono nel percorso che dura da quindici anni di confronto ironico e spaesante con alcune realtà contemporanee. Ricordiamo Sintetico Italiano del 2007-2009 dove sottolinea alcuni aspetti contraddittori del paesaggio italiano. In Cruise Ship del 2014 evidenzia le contraddizioni del panorama sociale, visitando una nove da crociera come se fosse un teatro deserto dove emergono le fantasie di evasione dei potenziali ospiti. In Night Ski del 2011 mostra elementi di impianti di risalita per lo sci illuminati da una luce frontale, mentre in Night Games del 2017-18 si aggira di notte in un Luna Park chiuso, mostrando i luoghi immaginari che lo popolano, metafore dell’immaginario delle persone che lo visitano. Lo stesso straniamento, la stessa dislessia visiva lo guida nella realizzazione di Chinese Fun del 2015 dove evidenzia i parchi giochi, spesso pop e kitsch, che si trovano in Cina.

Nel territorio brullo dell’Abbruzzo colpito da un terremoto violento le cui macerie sono ancora visibili in molti centri e nel capoluogo di regione l’Aquila, Cerio realizza una performance con delle strutture gonfiabili che poi fotografa con fotocamere di grande formato che danno una grande profondità di campo ed una lettura dei dettagli più minuti. Questa contrapposizione tra un realismo fotografico e la presenza di elementi dissonanti diventa un modo per amplificare l’attenzione dello spettatore nei confronti del paesaggio e nei confronti del territorio dove sono state realizzate. Le sue immagini, piene di sapienza tecnica, si differenziano dallo sguardo epico di Ansel Adams per la profonda ironia che le permea, ma condividono con il grande paesaggista americano la stessa tensione etica. Un altro riferimento sono sicuramente i coniugi Becher e la scuola di Düsseldorf, ma anche queste influenze sono filtrate dalla personalità di Stefano che sa trovare una sua cifra stilistica originale.

Viviamo in un mondo pieno di contraddizioni, pieno di ipocrisie, il nostro approccio al reale è spesso dislessico ed allora proprio una lettura che sottolinea queste contraddizioni, queste dislessie diventa necessaria per sollecitare la nostra attenzione e svegliarci dalla narcosi del consumismo e dell’indifferenza.

(*) esperto in storia e tecnica della fotografia
già docente Accademia di Belle Arti

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