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Luciano D’Alessandro tra solitudine esistenziale ed impegno sociale

di Luca Sorbo (*)

Il vero autore lavora sulle ferite interiori riuscendo a rendere universali i suoi disagi personali: questo è il mistero e la forza dell’esperienza artistica. La ferita che D’Alessandro, che ho intervistato nel 2001, voleva indagare quando chiese, nel 1965, a Sergio Piro, direttore del manicomio di Materdomini a Nocera Inferiore, era la sua profonda solitudine. Da questa esperienza nacque il libro Gli esclusi, pubblicato nel 1969 dalla galleria il Diaframma di Milano diretta da Lanfranco Colombo ed oggi considerato uno dei libri più importanti a livello internazionale. È un’esperienza totalizzante, i primi giorni è paralizzato, poi comincia a registrare le tracce di queste vite offese, umiliate, annientate. Da questo deserto di umanità, privo di speranze, nasce una delle denunce più efficaci contro il sistema di segregazione dei malati di mente che poi porterà alla chiusura dei manicomi.

La sua sensibilità si forma a Napoli, nel 1950, nella redazione dell’Unità dove entra a soli 17 anni. È il più giovane di uno straordinario e coltissimo gruppo di fotografi che annoverava i nomi di Caio Garrubba, Ermanno Rea, i fratelli Sansone, che lavoravano spesso a Roma e all’estero. Da loro impara a conoscere le immagini di Time e Life, di autori come Cartier Bresson e Eugene Smith allora quasi sconosciuti in Italia. Un’intensa amicizia lo lega a Paolo Ricci che lo introduce alla cultura artistica più raffinata del periodo.

Nel 1974 pubblica Vedi Napoli e poi nel 1978 e 1979 Dentro le case e Dentro il lavoro insieme a Gianni Berengo Gardin: il tema è sempre la verifica delle condizioni della dignità dell’uomo.

Il 23 novembre 1980 l’Irpinia e la Basilicata sono devastate dal terremoto. D’Alessandro, che era il photoeditor del Mattino, il primo in Italia ad avere questo ruolo, d’accordo con il direttore Roberto Ciuni, invia molti fotografi ed il giornale uscirà per tre mesi con sedici pagine in più e tanti straordinari reportage. Questa è stata una delle esperienze più esaltanti del fotogiornalismo italiano ricordata di recente dalla mostra Sisma ’80 a cura di Luciano Ferrara.

La società alla fine degli anni Ottanta cambia e gli ideali in cui D’Alessandro aveva creduto non erano più condivisi, Napoli sembra averlo dimenticato. Si chiude sempre di più e limita a poche iniziative la sua attività, muore nel 2016.

Al Museo di Trastevere a Roma c’è una mostra in corso sulla sua attività, un’occasione per ricordare e riflettere sulle immagini di uno dei più grandi fotografi della seconda metà del Novecento.

(*) esperto in storia e tecnica della fotografia
già docente Accademia di Belle Arti

Le foto sono tratte dal catalogo ‘L’ultimo idealista’ edito da Postcard

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