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Non è un paese per donne: Costiera amalfitana, divina misoginia…

di Flavio Pagano (*)

Il ‘presunto innocente’” di oggi è la Costa d’Amalfi. Il ‘capo d’accusa’ è un classico del Sud: maschilismo endemico galoppante. In molti Comuni tra poco si vota, ma le donne sono poche e nella storia dell’intera Costiera non c’è mai stata neanche una sindaca.

Perché questo territorio così goloso di modernità, così sviluppato nella capacità di fare impresa e potenzialmente cosmopolita grazie al turismo internazionale, non riesce a liberarsi di certe arcaiche sovrastrutture culturali e delle asfittiche dinamiche sociali tipiche dei piccoli centri? L’abbiamo chiesto a quattro protagoniste della vita pubblica locale.

Partiamo da Anna Maria Caso, candidata sindaca a Praiano: sì-vax convinta, sociologa ed ex campionessa mondiale di maratona, categoria master. “Fino a un anno fa – ci racconta, gentile e decisa – ero assessora. Con la sospensione del sindaco Di Martino, gli sono subentrata e, dopo essermi dedicata anima e corpo ai miei concittadini per mesi, ho deciso di continuare. Lo sport mi ha temprata, non sono una che si arrende. Ho capito che un nuovo modo di amministrare, fatto di attenzione al patrimonio pubblico, all’ambiente, alla qualità della vita in tutti i sensi, è possibile. Perché in Costiera le donne in politica sono poche? Perché fino agli anni ‘80, grazie al turismo, siamo cresciuti culturalmente. Poi non più. Qui il ruolo politico delle donne è ancillare, raramente hanno deleghe di rilievo. Tutti sono bravi a chiacchiere, ma c’è tanta misoginia e io lo vivo sulla mia pelle. C’è addirittura chi afferma che sarei inadeguata al ruolo, proprio in quanto donna! Il maschilismo nutre retaggi culturali dannosi per tutti. Sogno un mondo in cui una donna in politica non fa più notizia, ma conta soltanto il suo valore”.

Per una donna che ci prova, una che il successo l’ha sfiorato: Elvira D’Amato, Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, nel cui bagaglio ci sono ruoli di altissimo profilo, come la direzione del Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online della Polizia Postale e delle Comunicazioni: “saresti la prima sindaca nella storia di Maiori, mi ripetevano tutti, quando mi candidai. La presenza di imprenditrici, di dirigenti e personalità di spicco in diversi settori, oltre che di numerose donne nei consigli comunali, non suggerirebbe l’idea di una resistenza da parte degli elettori ad eleggerne una a capo della loro Amministrazione ma, di fatto, la cornice della politica, dalle nostre parti, è ancora quella antica del paternalismo benpensante e la visione femminile di una gestione più organica e pianificata della cosa pubblica, deve ancora essere accolta. Quale donna che ha prestato servizio nelle Istituzioni, credo che il valore appartenga alle persone e non ai generi, e auspico che la Divina Costa d’Amalfi si affranchi dall’immobilismo, e si apra alla contemporaneità anche in politica”.

Dal livello del mare, saliamo a Furore: “Quando decisi di candidarmi a Sindaco del mio paese – spiega Antonella Marchese, candidata sindaco ad appena 25 anni, dopo un brillante percorso di studi giuridici, e animata da un’indomita passione civile – temevo di poter essere penalizzata per l’età, non per l’essere donna. Ma Raffaele Ferraioli, leggendario ex sindaco di Furore, mi avvisò: ‘Sono ancora tanti quelli che non riescono a concepire una donna Sindaco. Le donne candidate a primo cittadino in Costa d’Amalfi, hanno sempre perso. Ma a maggior ragione tu ti devi candidare, le cose devono cambiare!’ La mia candidatura era un segnale, un contributo alle battaglie per le pari opportunità. Purtroppo ho constatato a mie spese che il maschilismo c’è, e raggiunge punte di inaudita volgarità. Ma, proprio per questo, sono ancora più convinta che la politica debba puntare sia allo sviluppo economico, che a quello culturale, contrastando ogni discriminazione. Le difficoltà non scalfiscono il mio impegno: lo rafforzano”.

E infine Agerola: “Ho l’onore di servire la mia terra da 10 anni – esordisce Regina Milo, laureata in Giurisprudenza con due master di alto livello, alla LUISS e al Politecnico di Milano, in politica da sempre -. Ho incontrato tante persone lungo il cammino, e chi mi ha dato di più sono state proprio le donne: mamme testarde ed esigenti, figlie curiose e creative, professioniste affermate, giovani emergenti, nonne fonte di esperienza. Se, dopo 10 anni, mi ricandido, è proprio per portare avanti l’impegno che sento di avere con la mia Agerola, coerentemente alla scelta che ho fatto anni fa, e che non è assolutamente scontata per una donna. Non ho mai scelto scorciatoie: nella formazione, nel lavoro, nell’ascolto della gente e nella soluzione dei problemi. Nella ‘Sala delle donne’, a Montecitorio, ci sono degli specchi che simboleggiano le più alte cariche dello Stato, mai ricoperte da una donna: Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio… Sotto gli specchi, la scritta “potresti essere tu la prima”: un invito a credere in se stesse. Io ci provo, come credo negli altri, nella mia comunità, nella mia terra”.

La strada per cambiare la mentalità primitiva che vede le donne un passo indietro, anche quando sono un passo avanti, sembra ancora lunga. È uno dei ceppi più pesanti che il Sud si porta dietro: ma, con in gara atlete così, nessuna sfida fa paura.

(*) scrittore

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