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‘Procida’ di Sergio Siano, il volto intimo e profondo di una Capitale

di Francesco Bellofatto *

E’ difficile non amare Procida, dopo aver letto ‘Graziella’ di Lamartine, ‘L’isola di Arturo’ della Morante, ascoltato Concetta Barra,  visto ‘Il Postino’ con Troisi. E – aggiungo – dopo aver sfogliato ‘Procida’ di Sergio Siano, che ci restituisce una dimensione intima, magica, sospesa di questo lembo di paradiso scagliato, tra lava e onde, nel golfo di Napoli.

Tra lava o onde, perché Procida è la concatenazione di coni vulcanici che oggi disegnano altrettante baie, come sottolinea un efficace scatto di Siano. Sospesa, perché Procida, lontana dai clamori di una Capitale che solo oggi sembra accorgersi dell’unicità di questa isola, perché la ‘Cenerentola’ delle isole del Golfo – come oleograficamente certa stampa turistica la dipinta per oltre cinquant’anni – ha tanta storia da raccontare. E Sergio lo fa, affinandosi alla sensibilità del suo scatto, restituendoci non una visione didascalica, ma un sentire più intimo, profondo, universale.

Sergio Siano è giovane nell’animo e nell’occhio, ma ha una lunghissima esperienza e un Dna fotografico di famiglia, sulla base del quale ha saputo costruire una sua visione del racconto per immagini, dallo sport alla cronaca, al reportage storico-culturale-monumentale. Ne sono efficace testimonianza i libri con i testi di Pietro Treccagnoli, Francesco De Core (per il pregevole ‘Con gli occhi di Caravaggio’) e soprattutto con Vittorio Del Tufo, fortunata abbinata che nei reportage de Il Mattino ci ha restituito le tappe di una storia di Napoli ai più sconosciuta.

Come nel suo stile, di una vita in simbiosi con la macchina fotografica, Sergio Siano ci restituisce con le 140 immagini del suo ultimo libro fotografico ‘Procida’ (edizioni Intra Moenia) immagini di un’isola che sfuggono al distretto visitatore. Immagini che ci fanno riflettere, che ci dovrebbero spingere a “vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte – come scrive Saramago -. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre”.

Un viaggio (perché a Procida non si è mai turisti ma sempre viaggiatori) tra architettura “spontanea”, panorami mozzafiato, tradizioni e religiosità radicate nel tempo, natura preservata per reale vocazione e arte lunga secoli. Le tappe di questo viaggio sono Marina Grande con il Porto, Terra Murata con il Castello e l’Abbazia, la Corricella con le sue case colorate e le strade senza auto, l’isolotto di Vivara con la sua macchia mediterranea, ma anche l’antico Semmarezio oggi piazza dei Martiri, i casali, i cortili e le stradine, le spiaggie e gli scogli su cui nidifica la fauna locale.

A questo si aggiungono sguardi inediti sulla processione del Venerdì Santo, su quel che resta dell’ottocentesco carcere installato a Palazzo d’Avalos, fino alla casa girevole, l’utopia architettonica di Lamont Young mai portata a termine sul promontorio di Vivara, accompagnati dalle influenze greche che ancora resistono nei nomi dei luoghi e si riconoscono nel dialetto.

‘Procida’è un libro fotografico da portare a casa e sfogliare più volte: perché l’isola non è solo Capitale della Cultura tra le più belle in Italia, ma la memoria da custodire per sempre di un viaggio indimenticabile da percorrere attraverso le immagini di Sergio Siano.

Giovedì 7 aprile, alle ore 19, Sergio Siano presenterà la sua ‘Procida’ al caffè letterario Intra Moenia (piazza Bellini, 70 – Napoli).

(*) Direttore SudNotizie.com

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