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Quando Napoli avrà una Casa e\o un Museo della Fotografia?

di Luca Sorbo *

L’interesse per la fotografia è costantemente in crescita in Italia, ci sono sempre nuovi spazi dedicati alle impronte di luce. Si moltiplicano i festival, le mostre e le attività didattiche. Qualcuno, quindi, potrebbe sottolineare l’inutilità di avere una Casa e\o un Museo della Fotografia a Napoli. Io credo, al contrario, che essi siano indispensabili per dare una consistenza e una continuità all’ interesse per la cultura fotografica, che è soggetta a mode e che vive spesso nella superficie.

Napoli ha una tradizione fotografica di straordinario valore che, purtroppo, è poco evidente e di difficile fruizione. Ricordo solo che qui il 12 novembre 1839 Macedonio Melloni legge alla Real Accademia delle Scienze di Napoli la sua “Relazione intorno al dagherrotipo”, primo documento in lingua italiana che descrive dettagliatamente il procedimento e Gaetano Fazzini il 28 novembre del 1839 effettuò la terza dimostrazione pubblica della dagherrotipia in Italia. Per tutto l’Ottocento Napoli fu meta di grandi fotografi e sede di molti professionisti locali. Queste eccellenze si confermarono nel Novecento ed anche ai giorni nostri il livello qualitativo degli autori è molto elevato.

Purtroppo questa tradizione non è sempre riconosciuta a livello nazionale, poiché ancora molte storie della fotografia ignorano personaggi come Pasquale ed Achille Esposito, Eugenio Buono, Giulio Parisio, Caio Mario Garrubba che, invece, sono autori fondamentali per una corretta comprensione della storia della fotografia italiana. Questa sottovalutazione del ruolo della fotografia campana è sicuramente colpa di noi campani, che non siamo stati capaci di proporre nel modo più efficace le nostre eccellenze, ma anche della poca attenzione degli storici che non hanno effettuato le ricerche dovute.

Un esempio evidente è quanto è accaduto per l’archivio di Luciano D’Alessandro che, purtroppo, non ha trovato a Napoli nessuna istituzione pronta ad accoglierlo ed è stato acquisito dalla Libreria Marini ed è conservato a Bari.

La tutela e la valorizzazione degli archivi, quindi, dovrebbe essere uno dei principali compiti della Casa e\o il Museo della Fotografia. Si sente poi l’esigenza di un bookshop specializzato, che possa dare la possibilità all’appassionato ed al professionista di poter consultare le nuove pubblicazioni realizzate a livello internazionale.

L’editoria fotografica sta rispondendo alla crisi con nuovi prodotti di grande interesse. Il mondo delle fanzine è molto dinamico e vede molte soluzioni innovative, i tanti libri d’autore che hanno una scarsa circolazione, hanno bisogno di un luogo dove essere presentati e consultati. È indispensabile una biblioteca specializzata dove si possano reperire i tanti libri pubblicati in Italia. Un giovane studioso oggi non può effettuare ricerche, perché le fonti originali sono disperse e reperibili solo in poche biblioteche, quasi tutte nel Settentrione.

È fondamentale, poi, che vengano raccolte e conservate le tante tesi di laurea, che spesso sono delle ricerche sul campo ricche di preziose informazioni. È necessario, poi, dare un punto di riferimento ai tanti collezionisti sia di immagini d’epoca che di attrezzature presenti in Campania.

Ricordo che già il soprintendente Raffaello Causa negli anni Ottanta del Novecento aveva progettato di organizzare un museo della fotografia nel piano interrato di Villa Pignatelli, partendo dalla collezione Geppino Gaeta, allora docente all’Accademia di Belle Arti. La storia degli studi fotografici, della loro organizzazione e della loro produzione sono poi un aspetto da non trascurare. Serve una istituzione che sia in grado di accogliere ed eventualmente coordinare tutti gli studi sulla fotografia realizzati dalle varie università campane che purtroppo restano poco conosciuti.

La natura multidisciplinare del linguaggio fotografico è una necessità imprescindibile.
C’è stato un tentativo di realizzare una Casa della Fotografia a Villa Pignatelli anche nei primi anni del Duemila, ma, nonostante l’impegno della direttrice Denise Pagano e di Rosanna Naclerio, non si è riusciti, per mancanza di fondi, a dare una continuità alle varie iniziative, anche di grande pregio e prestigio.

Qualcuno dirà che la fotografia è parte dell’arte contemporanea e non ha più senso una sua trattazione autonoma. Questo non è assolutamente vero, ci sono molti aspetti che in nessun modo possono essere ricondotti all’arte contemporanea. Penso alla fotografia di cerimonia, così importante in Campania, al fotogiornalismo, che ha avuto esponenti di primissimo piano, a volte dimenticati. Penso alla tanta produzione professionale, che anche se non ha un valore autoriale, in qualche modo delle essere tutelata.

Credo, quindi, che si debba porre all’ordine del giorno la discussione per realizzare un luogo dove si custodisca la straordinaria tradizione fotografica di Napoli e della Campania. I luoghi fisici ci sono e sono di grande pregio. Segnalo solo Villa Pignatelli e lo Studio Parisio, che conserva anche preziosi archivi. È necessario solo che vi sia una congrua dotazione di fondi e che vengano coinvolte le tante professionalità necessarie per poter affrontare le problematiche della fotografia nella sua complessità.

(*) esperto in storia e tecnica della fotografia
già docente Accademia di Belle Arti

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