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Recovery Campania: Cgil, Libera e Legambiente ascoltano i territori

NAPOLI – “Quando il 14 aprile scorso abbiamo lanciato questa ‘alleanza di idee’ avevamo obiettivi chiari. Noi pensavamo che insieme a Libera e Legambiente bisognava aprirsi alle varie richieste e alle buone idee per una  progettazione delle risorse e orientarle al meglio”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, intervenendo all’incontro “Recovery Campania, la parola ai territori” promosso da Cgil, Libera e Legambiente che si é svolto nella sede della Fondazione Figli in Famiglia Onlus, primo appuntamento pubblico tra tutti coloro che, ad oggi, hanno condiviso e sottoscritto la piattaforma.

“La gestione delle risorse – ha aggiunto Ricci – dovrà essere davvero data alle Regioni e agli enti locali, quindi al territorio con una regia indubbiamente centrale ma pur sempre in condivisione. Abbiamo voluto questa alleanza fatta di idee, progetti e proposte con Libera e con Legambiente e siamo andati avanti, abbiamo ascoltato le associazioni e oggi con loro ci confrontiamo per arricchire questo bagaglio, per valorizzare questa sinergia. Le scelte oggi non vanno fatte in solitudine, sono importanti perché determineranno il futuro del nostro territorio. Chi dovrà gestire queste risorse, a partire dalle istituzioni e dagli enti locali, non potrà farlo senza condivisione, senza confronto, senza il nostro contributo, senza la nostra partecipazione, quella del sindacato e delle associazioni che operano sul territorio per capire quali sono i reali bisogni”.

“Napoli est, dove ci troviamo oggi – ha concluso Ricci –  é un territorio che ha bisogno di tutto, dal punto di vista sociale, socio sanitario. Una municipalità che ha una priorità l’abbattimento delle disuguaglianze sociali. C’é bisogno che emerga il lavoro, che vengano valorizzati i giovani, che si dia una speranza di sviluppo e di riqualificazione a questo quartiere dove un tempo c’erano i depositi della Q8, dove oggi esiste un polo universitario di eccellenza e in futuro speriamo possa esserci anche un’industria ecosostenibile in grado di dare lavoro”.

“Occorre sollecitare l’impegno di tutti – ha sottolineato il vicepresidente nazionale di Libera, Davide Pati – per una giusta ripartenza in cui l’obiettivo è una giustizia sociale, ambientale ed ecologica nel nostro paese, un paese con forti diseguaglianze e ingiustizie sociali che questa pandemia ha aggravato e acuito. E’ importante riprendere tutti quei valori dell’etica della responsabilità che ci portano a lavorare insieme per uscire insieme da questa crisi in maniera diversa da come siamo entrati. Perché le organizzazioni criminali mafiose, la corruzione, le varie forme di criminalità economica e finanziaria hanno colto in quest’anno l’occasione per poter rafforzare le loro attività illecite e di violazione dei diritti delle persone”.

“E’ un impegno che ci prendiamo oggi, tutti insieme – ha continuato Pati – perché le mafie, la corruzione si possono combattere garantendo i diritti al lavoro, i diritti all’ambiente sano, i diritti alla salute, i diritti sociali e umani fondamentali. Una giusta ripartenza ha bisogno di un monitoraggio, di un protagonismo dei cittadini, delle associazioni, delle realtà cooperative. Il ruolo dei beni confiscati é molto importante perché a distanza di 25 anni dalla legge 109 del 1996, con opportuni passi in avanti ancora da compiere, possono diventare un’opportunità di sviluppo e di lavoro e dignità delle persone”.

“Dopo i primi picchi della pandemia – ha ricordato il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani – si é parlato tanto di transizione ecologica, sono stati stanziati 750 miliardi dall’Europa, quasi 200 di questi sono arrivati in Italia. Da noi si sta parlando molto di transizione ecologica, ma quello che stiamo ricordando da mesi é che non esiste transizione ecologica se non chiudiamo le ferite ancora sanguinanti sul territorio”.

“Qui – ha aggiunto Ciafani – siamo in un territorio dove la vecchia presenza industriale ha lasciato un inquinamento che é ancora presente, questi vale per tante aree industriali attive o dismesse del centro-sud Italia. Bisogna mettere in campo una azione che riparta dai territori, che gli dia protagonismo, utilizzando le risorse per permettere al Sud Italia di recuperare quel gap che ha nei confronti del centro-nord. Questi sono territori in cui ė fondamentale, parlo di tutto il meridione, costruire gli impianti per l’economia circolare, da fonti rinnovabili”.

“Bisogna mettere in campo – secondo Ciafani – le infrastrutture per la mobilità sostenibile per far riciclare, per far produrre energia e per far muovere persone e merci in maniera civile, non come avviene oggi. Sarebbe una opportunità, anche lavorativa, perché questo permetterebbe di attrarre competenze anche dal centro-nord, non solo lasciando le competenze dei giovani del sud in questo territorio. Bisogna fare attenzione perché le attenzioni fameliche delle organizzazioni economiche mafiose sono assolutamente alte. Quindi, progetti giusti, risorse da destinare  non solo alle imprese ma anche alle realtà sociali del territorio, transizione ecologica concreta e pulita, anche dal punto di vista della fedina penale”.

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