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Riequilibrio territoriale per la crescita dello spettacolo nel Mezzogiorno

NAPOLI – Cercare prospettive a medio e lungo termine del settore dello spettacolo, nella consapevolezza che sarà necessario, nei prossimi mesi, mettere a profitto le opportunità che i piani di sviluppo legati al Recovery Plan potranno offrire e di cui le politiche di coesione sono l’asse portante. Questo l’obiettivo delle tavole rotonde del ciclo “Riequilibrio territoriale / Laboratorio di idee per la crescita dello Spettacolo del Mezzogiorno e del Paese”, promosse dall’Unione Regionale AGIS Campania. Si parla di riequilibrio territoriale come strumento di crescita fondamentale per le imprese del Sud.

L’incontro, in diretta FB sulla pagina di Sistema MeD Musica e Danza, è partito dall’analisi dei dati 2019 del FUS – Fondo Unico Spettacolo del Ministero della Cultura, così come le indicazioni contenute nel Recovery Plan date dall’Unione Europea all’Italia per l’equità sociale, la formazione e la cultura, per approdare alle possibilità aperte dal nuovo Codice dello Spettacolo, con alcune prime indicazioni possibili per interventi utili al conseguimento dell’equilibrio territoriale.

All’incontro, moderato da Raffaella Tramontano, hanno partecipato: Luigi Grispello, Presidente Unione Regionale AGIS Campania, Gabriella Stazio, Presidente Sistema MeD Musica e Danza Campania, Adriano Giannola, Presidente Svimez, Carmelo Grassi, Consiglio Superiore dello Spettacolo, Diego Guida Vicepresidente ANESV – Associazione Nazionale Esercenti Spettacolo Viaggiante, Franco Oss Noser, Presidente Conferenza Unioni Territoriali AGIS, Presidente Unione AGIS Triveneto,  Rosanna Romano, Dirigente per le Politiche Culturali e il Turismo Regione Campania, Francesca Rossini, Direttore Generale Unione Regionale AGIS Puglia/Basilicata e Consiglio Superiore dello Spettacolo, Lello Serao, Presidente ARTeC – Associazione Regionale Teatrale della Campania, Antonio Taormina Consiglio Superiore dello Spettacolo.

“E’ ridicolo e scandaloso che il FUS abbia come criterio di premialità le risorse delle fondazioni bancarie – ha esordito Adriano Giannola –. Le fondazioni bancarie sono, da Statuto, vincolate ai territori di appartenenza; nel 90% dei casi le fondazioni bancarie possono finanziare realtà territoriali (la fondazione bancaria Cariplo lavora su Milano e sulle province lombarde il CDA boccia qualunque possibilità di finanziamento di realtà extra regione Lombardia)”.

Nel 2000 il patrimonio nazionale delle fondazioni bancarie era di 36 miliardi di euro di cui 33 divisi tra Nord e centro 1,4 al sud di cui 1 miliardo solo alla Sardegna. Nel 2010 il patrimonio delle fondazioni bancarie era di oltre 50 miliardi di euro, di cui 2 miliardi destinati al sud. Nel 2019 il totale era di 40 miliardi di euro ed il sud è sceso nuovamente a 1,9 miliardi dell’intero patrimonio nazionale.

“La Fondazione Banco di Napoli, terza fondazione italiana – ha proseguito Giannola -, è l’unica ad avere giurisdizione su tutto il Mezzogiorno a livello statuario, quindi potrebbe avere una visione territoriale importante che purtroppo oggi non ha. Questa sperequazione inibisce l’attività della cultura che insieme alla ricerca è il perno delle attività delle fondazioni bancarie”.

Per Lello Serao c’è bisogno di un cambio di direzione e non di una ripartenza. “E’ necessario oltre ai dati, porre l’accento sul criterio che il MIC utilizza per il riparto del FUS per la valutazione delle imprese che passa attraverso un algoritmo – ha spiegato il Presidente dell’Associazione Regionale Teatrale della Campania -. Questo meccanismo deve necessariamente cambiare;  Banca Prossima ha creato un questionario da sottoporre a tutti i soggetti che chiedono finanziamenti, che tiene conto non solo del dato economico ma dei diversi elementi quali incidenza sui territori e la capacità di fare rete. Il MIC deve quindi riguardare i parametri per la valutazione dei soggetti e il Codice dello Spettacolo può aiutarci in questo senso”.

La Regione Campania, già da un paio di anni sta ragionando sui punti di debolezza dei settori per riportare il fondo della legge per il 2021 alla cifra del 2020 ed aiutare un settore che ha subito danni e perdite con la pandemia. “La cultura – ha dichiarato Rosanna Romano – è uno strumento di coesione, uno strumento sociale di emancipazione ed è proprio la coesione lo strumento per riequilibrare la situazione del Mezzogiorno. Il nostro Presidente si impegna tanto affinché ciò avvenga e anche durante le riunioni Conferenza Stato-Regioni, ha sottolineato la necessità di ragionare in base alle diversità e alle difficoltà di ogni singola regione. Invece molto spesso  viene fatta una programmazione che non tiene conto  di disparità e diversificazione”.

E’ necessaria, dunque, una politica strutturale per il settore: “le imprese dello spettacolo del Nord – ha dichiarato Franco Oss Noser Presidente Conferenza Unioni Territoriali AGIS -, dovrebbero iniziare a guardare oltre il proprio ombelico; le imprese del Nord che riescono ad andare oltre il proprio orticello capiscono che la situazione dello spettacolo è drammatica perché vive una disparità e deve colmare questo gap e fare un salto per diventare diritto di cittadinanza”.

Il Codice dello spettacolo è il primo strumento che può aiutare a riemergere da questa situazione. In Francia, ad esempio, ci si è resi conto quanto può produrre l’industria creativa rispetto al Pil nazionale. Se in Italia avessimo un reale osservatorio dello spettacolo saremo certi che la produzione economica culturale italiana è superiore a quella francese che allo stato attuale è la più alta d’Europa.

“Nel lavoro del riequilibrio – ha concluso Franco Oss Noser – è necessaria alleanza. Alleanza all’ interno dell’ AGIS, tra imprese del Nord e del Sud, ma anche alleanza nella conferenza Stato-Regioni”.

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