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Sostenibilità sociale nel nuovo millennio: una sfida da non perdere per le Città

di Giovanni Perillo *

Le città sono i motori dell’economia europea e possono essere considerate catalizzatori di creatività e innovazione dell’UE. Il 68 % circa della popolazione europea risiede in una regione metropolitana; le regioni metropolitane generano il 67 % del PIL dell’Unione europea. Al tempo stesso, tali regioni rappresentano anche i luoghi in cui problemi persistenti quali disoccupazione, segregazione e povertà sono più accentuati. Le politiche perseguite in relazione alle aree urbane rivestono, quindi, un significato più ampio per l’Unione europea nel suo complesso.

Le molteplici dimensioni – ambientale, economica, sociale e culturale – della vita urbana sono intrecciate tra loro, pertanto uno sviluppo urbano positivo può essere conseguito solo mediante un approccio integrato. È necessario coniugare misure concernenti il rinnovamento materiale urbano con misure intese a promuovere l’istruzione, lo sviluppo economico, l’inclusione sociale e la protezione ambientale.

La nascita di intense collaborazioni tra cittadini, società civile, economia locale e i diversi livelli amministrativi costituisce, pertanto, un prerequisito di tale processo. Un approccio di questo tipo è fondamentale in questo momento, considerate le difficili sfide a cui oggi sono chiamate le città europee, che spaziano da specifici cambiamenti demografici alle conseguenze della stagnazione economica in termini di creazione di posti di lavoro e progresso sociale e all’impatto dei cambiamenti climatici. La risposta a tali sfide sarà decisiva per la realizzazione della società intelligente, sostenibile e inclusiva pensata dalla strategia UE.

“Intelligente” e “sostenibile” sono termini ampiamente utilizzati e applicati nelle descrizioni di politiche, piani e programmi delle città; tuttavia, un uso frequente e a volte generico di questi aggettivi ne ha reso il significato opaco e confuso. Proviamo a chiarire il senso dei termini “città sostenibile” e “città intelligente” attraverso alcune riflessioni e alcuni esempi.

E’ opportuno partire dalla constatazione che la città è fatta, oltre che dalla realtà fisica che vediamo, anche di risorse consumate e di beni prodotti e scambiati, di persone che ci abitano tutta una vita o vi passano pochi anni o pochi giorni. Se pensiamo ad una città “intelligente” o “sostenibile” dobbiamo guardare anche ai movimenti di cose, persone e messaggi, alle relazioni, alla qualità dell’acqua che si beve e dell’aria che si respira. Per comprendere appieno una città dobbiamo capire le relazioni del tessuto sociale: come nei diversi quartieri, negli spazi pubblici, avvengono le relazioni tra le persone e il rapporto con i servizi e con le attività economiche. Dobbiamo vedere soprattutto quali risorse sostengono la vita della città: l’energia con cui ci muoviamo e riscaldiamo le case, il cibo che mangiamo, la ricchezza che ‘produciamo’ a sostegno delle nostre esigenze.

Pertanto, affrontare il tema della sostenibilità delle città significa lasciarsi alle spalle un pregiudizio comune secondo cui la città è soltanto “il problema” ambientale. I movimenti ambientalisti del XX secolo hanno spesso enfatizzato gli aspetti critici della vita urbana; il messaggio era che il salvataggio del pianeta riguardava temi come la creazione di nuovi parchi, la tutela di aree naturali e biodiversità, e così via, tutte cose che sono fuori dalla realtà quotidiana di gran parte dei cittadini dell’Unione Europea.

In effetti, se è vero che gran parte delle risorse naturali sono consumate proprio nelle città, è di conseguenza vero che politiche di miglioramento ambientale applicate alle città possono avere il migliore impatto e la migliore efficacia. Questo riguarda l’intera gamma dei temi ambientali come la gestione delle acque, del ciclo dei rifiuti, i problemi di inquinamento atmosferico, di rumore, ecc.

Si può dire di più però: la città, a causa della sua densità, permette di investire economicamente nell’innovazione e nelle infrastrutture necessarie alla tutela dell’ambiente. L’elevata concentrazione di persone e attività consente, ad esempio, di organizzare in modo innovativo servizi essenziali quali sistemi di trasporto pubblico o di raccolta e riciclaggio dei rifiuti.

Allo stesso modo la città, come abbiamo spesso ribadito, può essere il luogo di sperimentazione di nuovi sistemi smart che rivoluzionano le modalità con cui alcuni servizi sono erogati.

In definitiva, le città rappresentano quindi la vera opportunità per una transizione verso un mondo ambientalmente sostenibile in quanto consentono di “incubare” soluzioni tecnologiche a supporto di nuovi stili di vita orientati a migliorare la qualità dell’ambiente e a ridurre l’impatto sul consumo di risorse. Sempre più persone adottano infatti stili di vita “sostenibili” e attenti all’ambiente.

Invero, non esiste un unico modello da applicare o un orientamento generale utilizzabile per ogni situazione, ma vi sono una serie di interventi, progetti e atteggiamenti che possono servire da stimolo per altre realtà e che mettono in evidenza la complessità del tema e la necessità di l’adozione di punti di vista diversi per approcciare il problema.
Quanto detto finora fa emergere tre temi o percorsi di lavoro comuni ed ineludibili. I temi sono:

  • equilibrio tra sostenibilità e la qualità della vita;
  • strumenti per promuovere/gestire lo sviluppo sostenibile e la qualità ambientale;
  • infrastrutture per la sostenibilità.

 

Il primo tema riguarda il rapporto tra sostenibilità ambientale e la qualità della vita. La ricerca di elevati standard di vita ha portato negli anni passati ad un maggior consumo di risorse naturali. Non sempre quindi sostenibilità e qualità si conciliano. Tutti noi vogliamo infatti una qualità della vita elevata, così come efficienti servizi pubblici e un buon ambiente urbano, ma la realtà è che i nostri stili di vita sono ancora in gran parte insostenibili perché, per farla breve, basiamo le nostre valutazioni economiche e gli investimenti solo sui costi diretti. Usare le nostre risorse e creare ambienti inquinati, come è avvenuto in passato, non è più una soluzione economicamente sensata.

È necessario costruire programmi di lavoro che coniughino lo sviluppo ed il benessere sociale con la tutela dell’ambiente in modo da superare questa vecchia opposizione, ancora molto presente nel nostro quotidiano, tra chi vede lo sviluppo economico e l’innovazione come una minaccia per la qualità ambientale e chi vede le politiche ambientali come un freno allo sviluppo dell’economia. Quello che ora stiamo capendo è che lo sviluppo sostenibile è interesse di tutti.

Il secondo tema riguarda gli strumenti di governance che la città utilizza per promuovere/gestire lo sviluppo sostenibile e la qualità ambientale. La gestione della sostenibilità e l’attuazione di nuove politiche, come quelle contro il cambiamento climatico, richiede di sviluppare nuovi strumenti a disposizione degli enti locali, che a loro volta implicano un nuovo approccio alla governance, mediante attenzione alla partecipazione dei cittadini nei processi decisionali e di attuazione di azioni di sostenibilità.

Infine, il perseguimento della sostenibilità urbana ha bisogno di infrastrutture tecnologiche dedicate. Non sono soltanto le reti di dati a sostenere la città “intelligente”, ma anche le reti dedicate ai temi della mobilità piuttosto che dell’energia e dell’acqua.

E’ evidente, in definitiva, la necessità di promuovere politiche urbane integrate per intensificare lo sviluppo urbano sostenibile con l’intento di rafforzare il ruolo delle città nel quadro della politica di coesione mediante strategie di investimento integrate, con un approccio più strategico e olistico, che prevedano azioni innovative in ambito urbano, volte a promuovere strategie a bassa produzione di anidride carbonica per le aree urbane, a migliorare l’ambiente urbano, a incoraggiare la mobilità urbana sostenibile e l’inclusione sociale supportando il rilancio economico e materiale delle aree urbane svantaggiate.

In sintesi: maggiori responsabilità e opportunità per le città, una sfida da non perdere.

(*) Professor at Cranfield University
Adjunct Associate Professor at Wessex Institute of Technology

 

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