Privacy Policy Tetti spesa specialistica ambulatoriale, Anisap Basilicata: Scelta incomprensibile - Sud Notizie
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Tetti spesa specialistica ambulatoriale, Anisap Basilicata: Scelta incomprensibile

POTENZA – “L’Anisap Basilicata considera l’approvazione delle delibere di giunta sui tetti di spesa per le strutture della specialistica ambulatoriale accreditata del tutto incomprensibile sul piano del metodo e nel merito. Gli effetti negativi sulla qualità e la quantità di prestazioni da erogare al cittadino bisognoso che si rivolge alla strutture sanitarie accreditate di questa regione in sostituzione di quelle pubbliche ormai da tempo assolutamente deficitarie, sono da considerare un fatto certo”. E’ quanto si legge in una nota di Anisap Basilicata a firma del presidente Roberto Cicchetti.

“E’ il caso di ricordare che avevamo salutato positivamente l’impegno assunto dal Presidente Bardi, nel mese di marzo scorso, per l’insediamento di una task force sulla questione del pagamento delle prestazioni erogate nel 2021 e più in generale sulle attività delle strutture della specialistica ambulatoriale considerandolo – si legge nella nota – uno strumento importante innanzitutto per rilanciare il dialogo e la concertazione tra pubblico e privato che, dall’inizio della pandemia, sta svolgendo un ruolo essenziale di tutela della salute. Per questo siamo delusi perché, come dimostra l’approvazione dei due atti, non c’è stato alcun confronto preventivo, attraverso una incomprensibile chiusura che non giova in alcun modo alla sanità lucana. Del resto, da tempo avevamo sollevato la questione della insufficienza delle risorse necessarie per il 2022, e dei relativi budget da assegnare alle singole strutture sanitarie. Quest’ultima è una questione molto delicata, in quanto la storia degli ultimi anni ha visto susseguirsi una serie di sentenze del TAR che hanno sistematicamente annullato i criteri definiti e deliberati dalla Regione. Ritenevamo, in questo senso, che un sereno confronto tra associazioni di categoria e Regione Basilicata potesse poggiarsi su una oggettiva e condivisa considerazione che il fabbisogno di prestazioni sanitarie è superiore alle risorse totali messe a disposizione per l’intero comparto, peraltro lo era già anche prima della pandemia e che i tetti da assegnare debbano essere quanto più aderenti alla attualità nella quale le strutture si trovano ad operare”.

“Purtroppo – prosegue il documento Aniasap – è accaduto che la scelta della Giunta va in tutt’altra direzione con effetti devastanti sulle strutture accreditate di laboratorio (come su quelle di tutte le altre branche), mettendo a rischio circa 200 operatori sanitari assunti a tempo indeterminato (dal 2020 in aumento a causa della pandemia). Diciotto strutture di laboratorio e di diagnostica per immagini dislocate su tutto il territorio regionale, comprese zone montane, che operano quotidianamente per dare risposte diagnostiche concrete a tutti quei medici che svolgono attività presso strutture poliambulatoriali, al servizio di diagnosi e di cura di patologie croniche di decine di migliaia di cittadini, soprattutto in una fase in cui la pandemia non è certo finita. Una situazione determinata adesso tanto più inspiegabile e irrazionale, se si considera che, sulle prestazioni di laboratorio si basano il 70% delle decisioni cliniche”.

“L’Anisap Basilicata – conclude la nota – si rivolge al Presidente Bardi e a tutti i consiglieri regionali perché si proceda al ritiro delle delibere e si apra un tavolo di confronto. In questo senso è necessario che chi ha il compito di trovare e programmare le risorse per la tutela della salute dei cittadini lo faccia senza penalizzare utenti, imprese e dipendenti. La vera priorità è aggiornare le risorse totali ferme al 2011 e i criteri di assegnazione dei tetti di spesa anch’essi completamente fuori contesto (fermi al 2014). E’ impensabile curare i cittadini con risorse non adeguate al fabbisogno attuale. Lo sforzo che si chiede al Presidente Bardi, all’assessore Fanelli e agli uffici è quello di superare il metodo ragioneristico utilizzato fino ad ora, a favore di una modalità che basi la programmazione sulle reali necessità di salute dei cittadini”.

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