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Uil: Sanità al punto di non ritorno. Si opera con il 50% del fabbisogno

CAMPOBASSO – “L’atavica carenza di personale infermieristico medico e ausiliario che da anni denunciamo negli ospedali molisani, il debito sanitario che aumenta nonostante i tagli alla sanità, il funzionamento di alcuni reparti ad intermittenza, stanno portando alla morte di interi reparti e presidi ospedalieri come quello di Termoli, Isernia e Agnone, mettendo ulteriormente a rischio il diritto alla tutela della salute dei cittadini e l’aumento del debito sanitario e della mobilità passiva. Così la Segretaria generale della UIL Molise, Tecla Boccardo.

Tutto questo marasma genera un arretramento del territorio in termini sociali, civili ed economici, contrariamente a un’assistenza sanitaria garantita in un territorio che determina effetti positivi anche per altri aspetti come lo spopolamento del territorio o il turismo, perché senza servizi sanitari adeguati il Molise non lo scelgono neppure i turisti!

Inoltre in Molise la sanità è la più grande azienda e ogni euro speso per la sanità molisana produce reddito al Molise, ogni euro per la mobilità passiva produce reddito e posti di lavoro per le altre regioni. Noi per questo diciamo basta a questo sistema con l’eliminazione del commissariamento che è stato solo un fallimento per la nostra regione, come certificato anche dalla Corte dei Conti. Oggi l’aumento delle risorse del fondo sanitario e le risorse del PNRR ci potrebbero essere d’aiuto.

All’interno di una adeguata riorganizzazione strutturale del sistema sanitario regionale, con il potenziamento della medicina territoriale e l’integrazione funzionale tra pubblico e privato accreditato, in un sistema a rete unico governato dal sistema pubblico, la carenza di personale resta purtroppo il maggior punto di caduta da sanare per uscire dal piano di rientro.

La mancanza di personale, aggiunge la leader del sindacato molisano, seppur abbia determinato nel breve periodo un risparmio di costi è una delle cause principali della generazione del debito, perché crea disservizio e non dà risposte, spingendo l’utente a rivolgersi presso altre strutture fuori regione, incrementando la mobilità passiva, oppure come spesso accade si sopperisce con dubbie reperibilità/straordinari “programmati” o con prestazioni aggiuntive”.

“Ma soprattutto, aggiunge Emilio Corbo, neo segretario della UIL FPL Molise, la carenza di personale aumenta il rischio di morte per i pazienti. In Molise il rapporto è di 1 infermiere ogni 12 utenti, piuttosto che 1 ogni 6 come consigliato dalle agenzie sanitarie nazionali e internazionali: queste sono le conseguenze di 14 anni di commissariamento, 10 anni di blocco del turn over, pensionamenti, quota 100, abbandono dei reparti soprattutto da parte dei medici, carenza di attrattività del sistema sanitario pubblico regionale. E alla sempre maggiore carenza di infermieri si aggiunge anche quella di medici e OSS.

Ovviamente questi deficit incidono fortemente sulla legittima fruizione delle ferie, sui turni, sui riposi, sui permessi e spesso si genera un vero e proprio demansionamento del personale infermieristico per la carenza di personale ausiliario di supporto”.

Prosegue poi Boccardo: “Raccogliamo quotidianamente il grido d’allarme dei lavoratori della categoria e constatiamo che è solo grazie al loro spirito di abnegazione e di sacrificio che qualche risposta arriva ai malati molisani. Mancano all’appello oltre 1.200 unità lavorative tra medici, infermieri e OSS, constatiamo che i proclami degli ultimi tempi sulle assunzioni sono stati un flop, nulla è cambiato, la pandemia e gli oltre 500 morti da Covid non ci hanno insegnato nulla, tutto è rimasto uguale a prima, anzi, per lavoratori e malati la situazione è peggiorata. Soprattutto nei territori di Termoli, Larino e Isernia. Vanno trovate soluzioni immediate, coinvolgendo le organizzazioni sindacali.

I pronto soccorso e molti reparti sono in affanno o lavorano a singhiozzo come ad esempio l’emodinamica a Termoli. Inoltre le difficoltà di un reparto hanno ricadute consequenziali anche su altri! Si pensi alla carenza di anestesisti che limita l’assistenza nel presidio ospedaliero e permette a mala pena di rispondere solo alle urgenze indifferibili, con trasferimento in ambulanza dei pazienti all’ospedale Cardarelli: un caos incredibile e insostenibile dai malati e dai loro familiari. Una donna in gravidanza a rischio viene trasferita al Cardarelli perché le sole ostetriche senza medico non se ne possono occupare. Ecco, questi sono solo alcuni esempi reali che ci spingono a chiedere a gran voce al Commissario e al Direttore generale ASREM che tutto ciò non è più tollerabile, né sopportabile, né giustificabile! La carenza di personale, che non si è voluta risolvere, sta portando alla chiusura dei presidi di Termoli e Isernia. Molto spesso sulla carta le cose sembrano funzionare ma la realtà è diversa tra dalla teoria scritta su piani e delibere. Ad esempio, nel reparto di ginecologia di Termoli, dalle dichiarazioni rilasciate risultano 7 medici ma di fatto in turno h24 ce ne sono solo 3, tra infortuni, Covid, limitazioni, ferie ecc..

Lo ribadiamo, concludono i due sindacalisti: “Un reale incremento del personale garantirebbe i diritti dei lavoratori e dei pazienti, non è più accettabile che la carenza di personale continui a ricadere sui pochi lavoratori che restano. Servono con urgenza scelte di organizzazione strutturale, non più rinviabili, perché andando avanti così si sta decretando la morte dei presidi ospedalieri e il crollo definitivo della sanità molisana, nonostante ora ci sono le risorse per rilanciare il sistema sanitario e dare risposte ai cittadini.”

 

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